Sabato, 25 Settembre 2021
Politica

Teatri: salta la fusione Muse-Stabile, ora la palla passa alla Regione

Non sono state sufficienti 5 ore di consiglio comunale per approvare l'atto che più stava a cuore all'ormai ex sindaco, naufragato sotto la valanga di emendamenti presentati dall'opposizione

Non sono state sufficienti 5 ore di consiglio comunale – l’ultimo, per l’ormai ex primo cittadino Fiorello Gramillano – per approvare l’atto che più stava a cuore al preside-sindaco: la riforma Muse e Stabile, con relativa fusione delle due fondazioni.

Un finale amaro per l’amministrazione uscente, ma piuttosto scontato, vista la valanga di emendamenti (102 in tutto) presentati dall’asse costituito da Pdl, Duca e Quattrini: il timore delle opposizioni, infatti, era quello che nell’operazione si sarebbe concesso troppo potere alla Regione. Troppi emendamenti, impossibile discuterli in mezza giornata.
A nulla sono serviti gli appelli del sindaco uscente, che ha paventato il rischio della liquidazione dello Stabile con debiti a carico del Comune, l’impossibilità di stipendiare il personale e naturalmente il fermo delle attività culturali.

Il gong delle ore 14 è scoccato inesorabile: riporta il Messaggero che i democratici hanno preso in considerazione l’idea di proseguire il consiglio a oltranza fino alla mezzanotte. Ma nemmeno questo sarebbe bastato, e dunque si è deciso di porre fine all’agonia. Amarissimo, secondo il quotidiano, lo sfogo finale di Gramillano, che ha tranquillizzato tutti sull’effettività delle sue dimissioni e si è dichiarato sconcertato per la perdita di questa occasione.
Ora la palla passa alla Regione: ma resta da capire se, senza la fusione, saranno concessi comunque i 900mila euro promessi da Palazzo Raffaello, cui dovrebbero sommarsi altri 400mila euro della Provincia.

Dopo i lavori del consiglio l’ormai ex sindaco ha concesso una lunga conferenza stampa, nella quale si è tolto diversi sassolini dalle scarpe.

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