Sanità, chiusura dei punti nascita: è scontro nel Pd tra Ceriscioli e Pugnaloni

Sulla chiusura dei punti nascita di Osimo, Fabriano e San Severino il governatore regionale tira diritto. Dura la reazione del sindaco osimano che annuncia il ricorso al Tar contro la decisione

La Regione

Nulla da fare per Osimo e Fabriano. La Regione tira diritto e il presidente Luca Ceriscioli conferma la volontà di chiudere i punti nascita dei due ospedali della provincia di Ancona. Il che crea una ferita non da poco anche all'interno dello stesso Pd con i sindaci democrat, l'osimano Pugnaloni e il fabrianese Sagramola, sul piede di guerra. La chiusura dei punti nascita di Osimo, Fabriano e San Severino Marche non è dettata da criteri di risparmio e non produce risparmio, ma "è un'azione che rispetta criteri di qualità e sicurezza". «Ginecologia e ostetricia continueranno a esistere – ha detto il presidente in aula – Noi stiamo portando avanti un impegno che si era preso la precedente giunta nel 2011 ma che poi non era stato portato avanti. Fra i vari elementi di sicurezza c'è che il punto deve avere un minimo di 1.000 nascite. La felicità delle mamme non c'entra nulla con i parametri di sicurezza. Osimo? Nel progetto precedente c'era la perdita anche di ginecologia e ostetrica. Noi manteniamo primari, medici e infermieri. Non è un disegno al risparmio ma puntiamo alla qualità in maniera chiara e coerente».

Con Ceriscioli si è complimentato il segretario regionale Comi ma non i sindaci democrat di Osimo e Sagramola. Con Pugnaloni, il Pd osimano annuncia battaglia per ostetricia e ginecologia. «Per noi la politica è molto diversa, quindi adesso venite voi ad assumervi, in prima persona, le vostre responsabilità in merito a queste scelte criticabili. Noi, su questo tema, non siamo più disposti a metterci la faccia perchè il programma elettorale al quale avevamo aderito prevedeva il confronto coi territori che, in questo caso, non c'è stato" si legge in una nota. Il sindaco Pugnaloni annucia ricorso al Tar contro la chiusura e si dice deluso da Ceriscioli. "È venuto al mio fianco piu' volte – ha detto il sindaco - affermando che avrebbe governato la sanità con i territori, invece decide ed esegue senza ascoltare nessuno. Io sto con gli osimani e la Valmusone. La giunta ed il consiglio a guida del mio stesso partito ha votato contro la volonta' popolare. Tutta la comunità della Valmusone unita a quella di Fabriano e San Severino era presente per chiedere un si al mantenimento dei tre punti nascita».

A Fabriano il coordinatore democrat cittadino, Michele Crocetti chiede «un ripensamento rispetto alla scelta inopportuna di prevedere dei parametri solamente numerici per decidere quali servizi debbano essere salvaguardati e quali sacrificati». Il consiglio regionale ha registrato gli interventi di Celani (Forza Italia) per cui "ancora una volta alla base di tale scelta ci sono ragioni di spending review, di fumosi strumenti di programmazione regionale che prevedono un costante e inesorabile riordino, in negativo, delle reti cliniche, senza tener conto delle esigenze dei cittadini e dei territori». Carloni (Ap): «Ceriscioli sbaglia ragionando in maniera troppo tecnica su un tema così importante. I punti nascita sono un diritto alla vita e ritengo che la politica per tornare ad essere credibile debba avere proprio nel rispetto e nella tutela del diritto alla vita il suo punto di partenza». E poi Pergolesi (Mov. 5 Stelle) che ha minacciato un esposto alla procura «nel malaugurato caso qualcuno dovesse operdere la vita nel trgio fino ad un'altra città».

Bagarre in aula durante il voto per appello nominale su tre mozioni di lega Nord, Fdi-An e M5s che chiedevano di non chiudere i tre punti nascita e su una risouzione che sollecitava la regione a chiedere una deroga. Una trentina di persone, tra cui sei mamme, rappresentanti del comitato di San Severino Marche, ha cominciasto a contestare le operazioni di voto, svolte con appello nominale:. "assassino, "vergognatevi", "a casa" alcune delle frsi indirizzate ai consiglieri regionali dalla tribuna del pubblico. Tutti i documenti sono stati bocciati dall'aula.

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