Problema sicurezza al Piano: «C’è chi fa finta di nulla perché fa comodo»

Intervista al consigliere comunale Italo D'Angelo, che parla non solo da politico affezionato alla propria città ma anche da tecnico della sicurezza, in qualità di ex dirigente della Polizia di Stato

Italo D'Angelo

«Negli ultimi anni la situazione è migliorata ma al Piano resta un problema di sicurezza perché assistiamo quotidianamente a scene indecorose. Io personalmente vedo tutti i giorni lo stesso gruppo di stranieri che in piazza Ugo Bassi gioca d’azzardo sulle panchine e abbiamo assistito a persone che urinavano o defecavano in strada e ad anziani che non disdegnavano la compagnia di donne che si prostituiscono per 10 euro. Per non parlare dei parcheggiatori abusivi e venditori ambulanti. La verità é che nel quartiere, soprattutto dopo una certa ora, manca la percezione della sicurezza e alcuni commercianti sono costretti a dire che le cose vanno bene per non denigrare il luogo dove lavorano, ma la verità è che loro sono le prime vittime. La soluzione è integrazione e repressione». E’ un fiume in piena il consigliere comunale di Ancona ed ex funzionario della Polizia di Stato Italo D’Angelo, che risponde così all’associazione Commercianti e Artigiani del Piano la quale, attraverso una lettera, ha espresso la sua idea, cioè che dopo 4 anni di lavoro sinergico con comune e Polizia, il Piano é migliorato molto. Ma per D’Angelo, che parla non solo da politico affezionato alla propria città ma anche da tecnico della sicurezza, tanto per cominciare, non è un problema diretto della Polizia. 

E allora partiamo da qui. Proprio lei che è stato un uomo delle istituzioni, perché le Forze dell’Ordine non c’entrano D’Angelo?  «Il rimedio non può essere della Polizia perché é un problema di controllo del territorio e di percezione di sicurezza». Si spieghi, perché le Volanti il territorio lo controllano. «Ma la Polizia non può essere fissa. Invece ogni giorno in piazza Ugo Bassi c’è gruppo di stranieri che giocano a soldi o a Domino, ma le pare normale? Sa perché giocano? Perché non c’è un controllo a tutte le ore, che va fatto con agenti della Polizia Municipale perché è una questione di sicurezza urbana». Però è innegabile che le cose sono migliorate col tempo. «Ma continua a mancare la percezione di sicurezza perché mancano le uniformi, manca la Municipale». I commercianti non la pensano così. «Ma i commercianti sono costretti ad organizzarsi da soli e non potendo denigrare il quartiere dove lavorano e cercano di minimizzare il problema». Lei ha detto che serve integrazione. Mi pare di capire che per lei il problema ha a che fare con una forte presenza di stranieri. «Il Piano è un quartiere esautorato dai tanti stranieri che guardano il Piano come le api il miele. Se vogliamo riappropriarci del Piano, si deve inevitabilmente puntare all’integrazione delle comunità straniere, che sono più degli italiani e hanno voglia di integrarsi ma è ovvio che portano culture diverse dalla nostra. Quindi dobbiamo avvicinarci a questi nostri compagni di vita perché i nostri figli dovranno conviverci. L’alternativa è subire l’immigrazione». 

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Uno dei sintomi è la ghettizzazione dove ci sono palazzine, intere vie abitate da stranieri. La Mancinelli ha sempre detto che non si può fare nulla perché sono immobili privati che rispondono alla legge del mercato. «E’ vero. Come si fa? Se lo straniero è in regola non puoi impedire che vadano tutti in un palazzo. Servono solo più controlli. Ma bastano due agenti che passeggiano avanti e indietro e non delegare ad altri perché oggi il risultato  è un quartiere senza più luoghi di aggregazione. Io ricordo che una volta c’era il cinema dei salesiani che facevano bellissimi film, il Coppi e tante altre realtà. Il punto che è il lassismo politico ha consentito che tutte queste belle realtà scomparissero. Ma di cosa stiamo parlando?». Si ma in quegli anni, lo ha detto lei stesso, forse era anche peggio. «Quando io dirigevo la Squadra Mobile ricordo taccheggi e furti fatti dai nomadi che entravano e uscivano dai locali decidendo loro quando pagare e se qualcuno protestava le prendevano pure. decidendo loro quanto pagare. Oggi non ci sono più reati del genere, ma c’è tanto lassismo. Ci sono due modi per affrontare la cosa. Uno é intervenire con programmi mirati a restituire quella percezione di sicurezza, con politiche di integrazione e repressione. Oppure continuare a dire che va tutto bene, ma così non si va avanti». 

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