Pesticidi nelle acque, Terzoni (M5s): «Marche in gravissimo ritardo»

Nei fiumi monitorato 1/10 delle molecole potenzialmente presenti, solo 44 su 426. Meglio i rilevamenti nelle acque sotterranee ma ancora insufficiente

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di AnconaToday

L'ISPRA a fine 2020 ha pubblicato l'ennesimo documento "Rapporto nazionale Pesticidi nelle acque" con i dati del biennio 2017-2018 sui campionamenti delle acque superficiali e sotterranee svolti dalle agenzie regionali sui fitofarmaci, sostanze utilizzate in agricoltura che possono avere un grande impatto sull'ambiente e sulla salute. Nel 2018 per l'intero paese l'ISPRA evidenzia nelle acque superficiali la presenza di pesticidi nel 77,3% del totale dei punti di monitoraggio e nel 53,6% del totale dei campioni (lo stesso punto può essere monitorato più volte nel corso dell'anno). Nelle acque sotterranee i pesticidi sono risultati presenti nel 35,9% dei punti e nel 31,2% dei campioni. Le sostanze cercate complessivamente in Italia (con enormi differenze tra regioni, si veda sotto) sono 426: 402 nelle acque superficiali, 404 in quelle sotterranee. Le sostanze trovate sono in totale 299: 278 nelle acque superficiali, 264 in quelle sotterranee.

A livello nazionale 1/4 dei punti di campionamento nelle acque superficiali hanno livelli di concentrazione superiore o border line agli Standard di Qualità Ambientale. Nelle acque sotterranee i punti non conformi o border line corrisponde al 7,2%.  "Sono dati che preoccupano non poco e che confermano una situazione nota da anni a cui porre rimedio sia attraverso un monitoraggio completo sia con azioni dirette nei confronti degli agricoltori che spesso, assieme ai familiari, sono le prime persone che vengono esposte a queste sostanze. Ormai la scienza ha confermato il legame diretto tra esposizione ai pesticidi e malattie gravi, ad esempio quelle del sistema nervoso e dello sviluppo" commenta Patrizia Terzoni, deputata del M5S. Come rileva la stessa ISPRA, esistono enormi differenze tra le regioni nel livello di qualità del monitoraggio. Purtroppo le Marche non ne escono molto bene, in particolare sui fiumi, visto che, almeno fino al 2018 non solo ha monitorato solo 44 sostanze sulle 426 potenzialmente presenti (il 10%) ma non ha cercato quelle più frequenti come il Glifosate e il suo metabolita AMPA (cioè la sostanza che si forma per sua degrazione). Solo 3 regioni fanno peggio di noi. Per dire, la Sicilia ricerca nei fiumi ben 258 tipi di pesticidi, il Lazio 143, la provincia di Bolzano 209.

Scrive infatti l'ISPRA "Nelle acque superficiali le sostanze più frequentemente riscontrate sono erbicidi; il glifosate e il metabolita AMPA, cercati in 11 regioni (Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia, Liguria, Bolzano, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Sicilia), sono riscontrati, ad eccezione della Valle d’Aosta, con frequenze complessive rispettivamente del 43% e del 66%". La stessa ISPRA commenta in maniera laconica le differenze di sforzo di campionamento tra le diverse aree del paese "È doveroso ricordare che, come è già stato precedentemente accennato, alcune delle sostanze oggi rilevate con maggiore frequenza (come il glifosate, AMPA) non vengono ancora ricercate in diverse aree del territorio italiano e questa circostanza, in attesa di una completa omogeneizzazione della rete nazionale, rende impropria ogni forma di confronto fra le situazioni delle singole regioni." (sottolineatura e neretto nostri, ndr).

Va un po' meglio per quanto riguarda il monitoraggio delle acque sotterranee, le falde acquifere, dove ARPAM ha monitorato 91 sostanze. In ogni caso un numero insufficiente, meno di 1/4 di quelle potenzialmente presenti. "Spero che nel prossimo rapporto l'ISPRA possa presentare dati completi e omogenei su tutto il territorio nazionale, in cui siano ricercate le sostanze più usate. Il fatto che l'erbicida più diffuso, il Glifosate, non sia stato cercato nella metà delle regioni, le Marche tra queste, è letteralmente scandaloso, visto che tantissime ricerche ne hanno riscontrato la presenza addirittura nei prodotti alimentari. Spero che nel 2019 e nel 2020 l'ARPAM abbia già provveduto a colmare questa grave lacuna. Se non lo ha fatto deve procedere senza se e senza ma assicurando un monitoraggio adeguato di almeno 200 sostanze se non tutte le oltre 400 come auspicabile. Ne va della salute dei cittadini e della qualità ambientale del territorio" conclude la Terzoni. 

Torna su
AnconaToday è in caricamento