Marche inguaiate dall'indice Rt e positivi, Acquaroli sbotta e se la prende con il Governo

Dopo il passaggio della Regione Marche dal gruppo di area gialla a quelle arancioni, il Presidente Francesco Acquaroli spiega che cosa tecnicamente abbia determinato il passaggio

Francesco di Acquaroli

La premessa fondamentale è che tutta la Regione si impegna da subito a far rispettare le nuove prescrizioni che si impongono sulle Marche dopo il passaggio da area “gialla” a quella “arancione”. Ma la cosa non è andata per niente giù al presidente Francesco Acquaroli che, dopo aver messo già la telefonata con il Ministro della Salute Speranza, ha ragionato sul fatto e, a botta un po’ meno calda, si è sfogato su Facebook (GUARDA IL VIDEO). Già, perché il governatore della giunta marchigiana, prima ha spiega il perché le Marche diventano più a rischio, poi è passato a spiegare perché quelle motivazioni del Governo non siano condivisibili, non solo nel merito, ma anche per i modi: così, da un momento all’altro senza alcun preavviso. Un fulmine a ciel sereno, tanto che la Regione stava studiando una ordinanza anti-assembramento, che a questo punto, con le nuove disposizioni in vigore, diventa inutile. Per Acquaroli:

«Servirebbero maggiore buonsenso e concertazione quando si determinano decisioni che costringono un milione e mezzo di abitanti all’interno del perimetro dei propri comuni e stabiliscono la chiusura di decine di attività economiche. Qualora questa scelta dovesse essere necessaria, noi non la avremmo contestata o criticata, con la responsabilità tipica della popolazione marchigiana. Ma tutto questo deve avvenire con un criterio oggettivo e non solo tramite un indice che ormai non è più riferito alla situazione attuale. Sarebbe stato quantomeno opportuno che da martedì, giorno in cui abbiamo presentato i dati, ci fosse stato un confronto preventivo tra l’ISS e le nostre strutture sanitarie regionali, anche per valutare l’andamento conosciuto di questa ultima settimana. Comunque sarebbe stato auspicabile un maggiore preavviso che avrebbe evitato disagi a quelle attività economiche già penalizzate che si trovano improvvisamente chiuse. Dispiace sicuramente veder ulteriormente compresse le nostre libertà e penalizzata la nostra economia, ma invito comunque a rispettare le misure previste dal Dpcm che avranno una validità di almeno due settimane, per garantire la salute pubblica e ridurre la pressione sul sistema sanitario».

Stando ad Acquaroli, il ministro Speranza  ha spiegato che negli indicatori in loro possesso, riferiti alla settimana dal 2 all’8 novembre, confrontata con la settimana dal 26 ottobre all’1 novembre, si è registrato un incremento rispetto a quella ancora precedente che aveva valori molto bassi. Questa variazione ha creato un’allerta che ha determinato il passaggio. 

«Credo che prima di chiudere una Regione all’interno dei propri comuni, i dati vadano analizzati a ragion veduta perché il contesto epidemiologico della nostra regione risulta in questo momento in una fase di rallentamento della crescita progressiva dei casi positivi, e l’andamento dell’incidenza, ossia i nuovi casi giornalieri, nell’ultimo periodo risulta in una fase di stabilizzazione seppur con numeri totali elevati che risultano, oramai da una settimana, attorno ai 700 casi al giorno»

Le Marche in area arancione, ecco che cosa cambia adesso 

L’indice di diffusione del contagio

A condannarci sarebbe stato in primis l’indice Rt riferito alla sola scorsa settimana, pari a 1,55. «Ma allora paradossalmente, l’Rt della settimana precedente, che era pari a 1,01, avrebbe dovuto darci la possibilità di riaprire tutto, e questo chiaramente non è avvenuto». Infatti quello che non porta al governatore è che il valore determinante a far scattare il cambio di zona è cresciuto, è vero, ma è rapportato all'ultima settimana di ottobre ed alla prima di novembre, dove le Marche erano tra le regioni con l'Rt minore. Quindi l'aumento, che c'è stato, secondo Acquaroli non derivava da una situazione fuori controllo, ma dal fatto che veniva paragonato a quello iniziale molto basso.

Il rapporto tra i tamponi effettuati e i positivi 

C’è poi il dato riferito all’indicatore che determina la “percentuale di tamponi positivi sul totale dei tamponi effettuati” e che si calcola su base settimanale. Nelle Marche risulta pari al 30.8% (di solo 0.8% superiore al valore di riferimento che corrisponde al 30%). «Questo indicatore risente del sistema di contact tracing che attraverso i Medici di medicina generale e i Pediatri, i Dipartimenti di Prevenzione, le USCA e i Distretti, mira a individuare i soggetti sintomatici e i loro contatti stretti, che hanno una elevata possibilità di risultare positivi. - spiega Acquaroli - Questa metodologia ha l’obiettivo ad interrompere le catene di contagio, individuando direttamente il caso a rischio evidenziato dalla rete dei servizi ed è meno rivolto ai soggetti non a rischio. Proprio per questo motivo risulta alto il rapporto tra i tamponi positivi e quelli effettuati».

I posti letto

Inoltre, nell’ultimo periodo il tasso di occupazione dei posti letto dedicati a pazienti Covid-19, anche se nell’ultima settimana è rimasto stabile, risulta superiore al 40%. Un dato che è continuamente monitorato e tiene alta l’attenzione.

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