Quota 100 per la pensione, Anaao: «Aggrava un problema già esistente»

«Se fosse effettivamente approvato, avremmo un depauperamento di personale che andrebbe ad aggravare una situazione già al limite»

Il ritorno alle pensioni di anzianità con quota 100 rischia di provocare un esodo tra medici e dirigenti sanitari: circa 70milla camici bianchi in uscita fino al 2023 sugli attuali 110mila in servizio. “Il problema già esiste e quota 100 non farebbe che aggravarlo” – spiega Oriano Mercante, Segretario di Anaao Assomed Marche. “Se fosse effettivamente approvato, avremmo un depauperamento di personale che andrebbe ad aggravare una situazione già al limite e un impoverimento anche dal punto di vista qualitativo a danno dei pazienti, perché ad uscire dal circuito sanitario pubblico sarebbero i medici più esperti”. La situazione riguarda anche le Marche. “Abbiamo denunciato da tempo il problema ed anche nel dibattito si sono dette molte inesattezze. Il problema non risiede nel numero di medici tanto che si è invocata la rimozione del numero chiuso nelle università, quanto nel numero di specialisti e specializzandi. Mentre gli universitari pagano le tasse per compiere il percorso di studi, gli specializzandi devono essere remunerati, circa 1500 euro al mese, attraverso borse di studio messe a disposizione dal pubblico ma i fondi sono sempre minori e da qui la carenza di personale in diverse specializzazioni”.

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Il personale pubblico svolge servizio ben aldilà del proprio orario di lavoro con spirito spesso volontaristico visto che i fondi per gli straordinari sono ampiamente insufficienti. Il timore è che questo ulteriore colpo alla sanità pubblica nasconda un disegno volto a favorire la sanità privata. Auspichiamo che non sia davvero così”. Se quota 100 divenisse legge in pochissimi aventi diritto resterebbero in servizio. “Le condizioni di lavoro ed i carichi sono tali anche nelle Marche che sarebbe più che comprensibile una scelta di beneficiare di un diritto acquisito”. Per professionisti ancora giovani e certamente qualificati si aprirebbe la via della libera professione. “Anch’essa pienamente nei propri diritti – ha concluso Mercante – anche perché la legge vieta ogni tipo di incarico nel settore pubblico di tipo consulenziale.”

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