Movida, Marasca: “In centro dall’aperitivo fino a mezzanotte, poi fuori città”

“E’ del tutto sensato pensare a un centro vivace dall’ora dell’aperitivo alla mezzanotte circa e che, attraverso una serie di trasformazioni, ci sia a disposizione di un’eventuale vita notturna cittadina un’area non residenziale”

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di AnconaToday

“La vita notturna fa parte della vita urbana e riguarda principalmente i giovani che, negli ultimi decenni, l’hanno arredata di pensiero, sensazioni, emozioni, socialità. La vita notturna è un’altra cosa da quella che potremmo definire vita serale. Volendo distinguere, e fatte le ovvie eccezioni, la vita serale impegna la fascia oraria che va dall’aperitivo a poco dopo la mezzanotte; la vita notturna prende il resto, con una sorta di limbo che va dalle 00:30 alle 01:30.

Quella che definisco qui vita serale è evidentemente appannaggio dei centri cittadini. Quella che definisco vita notturna è appannaggio, di solito, di aree urbane decentrate, salvo rare eccezioni e tipologie di locali tradizionali solitamente votati alla mescita e non all’intrattenimento.
Laddove la vita notturna si trova nei centri urbani veri e propri, si assiste spesso a una ghettizzazione delle zone di riferimento e a un restringimento, come sotto amido, della vita notturna (pensiamo a certe zone centrali di Bologna e a come si sia ridisegnata la mappa notturna di quella città).

In passato, sino a circa una quindicina di anni fa, la distinzione non era così netta. Penso alle grandi città, che avevano locali che tiravano sino all’alba in centro, finché ad esempio a Milano è rimasto l’Atomic, poi più niente. Ma anche alle piccole e anche ad Ancona. Negli ultimi anni, la vita notturna è stata appunto abitata dai giovani in vari modi e in tante forme che l’hanno resa incompatibile con i centri abitati, fatte salve alcune eccezioni. C’è fior di letteratura in merito, e di esperienza: la complessità della vita notturna è tale che non può essere più rinchiusa in uno scantinato. Un esempio per tutti: forme di vita notturna si trovano oggi su testi di critica dell’arte contemporanea in quanto processi espressivi paragonabili alle performance artistiche.
Questo è un bene, perché la vita notturna ha assunto una sua più definita fisionomia.

Ad Ancona, la vita notturna c’è poco, a quanto so. Esco raramente ormai, ma direi che più che altro c’è una vita serale che si estende il più possibile rimanendo dove si trova. Poi in alcuni locali qua e là si sviluppa una vita notturna sporadica. Questa è una mancanza, oggi.

E’ quindi del tutto sensato pensare a un centro vivace dall’ora dell’aperitivo alla mezzanotte circa, più vivace di ora, con attività congrue rispetto alle aree, con la luce, la musica, le persone che girano e che rassicurano. Ed è altrettanto sensato sperare che, attraverso una serie di trasformazioni anzitutto sociali, ci sia a disposizione di un’eventuale vita notturna cittadina un’area non residenziale.
In realtà, questo è l’auspicio che, negli ultimi dieci mesi circa, ma anche prima, ho sentito ripetermi da operatori del settore, gestori di locali, ragazzi di associazioni e tante altre persone

Paolo Marasca, assessore a Cultura e Turismo

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