L'ospedale di Osimo
Politica

Osimo, la maggioranza: "Il Piano Sanitario Nazionale, salvagente per il punto nascite dell'Ospedale"

Nelle Marche ci sono solo 2 centri che hanno ottenuto tale riconoscimento di criteri Unicef e Oms, tra cui il S.S. Benvenuto e Rocco di Osimo

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di AnconaToday

Il Piano Sanitario Nazionale salva il punto nascite dell'Ospedale di Osimo. Le linee guida 2011-2013 dettate dal Ministero della Salute prevedevano infatti la razionalizzazione delle strutture con soglia minima a 500 parti (Osimo supera abbondantemente quota 600) ma anche l'incremento dei centri nascita classificati come "Ospedale amico del bambino", secondo criteri dell'Unicef e dell'Oms. Nelle Marche ci sono solo due centri che hanno ottenuto tale riconoscimento: quello di Civitanova Marche e quello del S.S. Benvenuto e Rocco di Osimo. Appare quindi immotivata la scelta della Regione di chiudere entro fine anno proprio il punto nascite osimano, l'unico nella provincia di Ancona ad essere accreditato dall'Unicef e dell'Oms. Invece di aumentarli, come prescrive il piano nazionale, li chiudiamo. Inoltre non è chiaro perchè si decida di "tagliare" Osimo in base al criterio dei 1000 parti annui da raggiungere come livello minimo, e non si faccia allora altrettanto con le strutture di Jesi e Senigallia che ugualmente non raggiungono tale soglia.

Tanto più che il reparto di ostetricia e ginecologia del S.S. Benvenuto e Rocco, a differenza di altri punti nascita, dispone di un rianimatore h24, e viene unanimemente riconosciuto come un fiore all'occhiello della sanità locale. In base a quali criteri dunque si vuole prendere una decisione così penalizzante per il territorio della Valmusone? Il piano di riordino della sanità marchigiana, pur nell'ottica di un'inevitabile razionalizzazione delle spese, non può colpire le eccellenze del nostro territorio, e non può essere in contrasto con gli standard previsti dallo stesso piano sanitario nazionale. Per questo auspichiamo che la Regione decida quantomeno di sospendere la propria decisione di chiudere il reparto entro fine anno, e che questo possa preludere all'apertura di un tavolo di confronto e concertazione con le rappresentanze del territorio.

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