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Cittadinanza a figli di stranieri: le Marche prime in Italia

Con un voto bipartisan espresso ieri dal Consiglio regionale, le Marche sono diventate la prima regione italiana a riconoscere il principio dello "Ius soli", che sancisce il diritto di cittadinanza ai figli degli stranieri

Con un voto bipartisan espresso ieri dal Consiglio regionale, le Marche sono diventate la prima regione a riconoscere il principio dello “Ius soli”, che sancisce il diritto di cittadinanza ai figli degli stranieri che nascono in Italia, purché i genitori risiedano legalmente nel Paese da almeno 5 anni (anche se non continuativi) e la volontà sia espressa sia dal padre che dalla madre.

A questo principio si contrappone quello - attualmente in vigore - dello “Ius sanguinis”, il “diritto del sangue”, secondo il quale i figli ereditano la cittadinanza dai genitori: i giovani stranieri che nascono in Italia possono chiedere la cittadinanza solo dopo aver compiuto i 18 anni e dimostrando di aver risieduto regolarmente e ininterrottamente nel nostro Paese.
Nelle Marche gli stranieri censiti sono 146mila, ma a beneficiare di un provvedimento del genere, secondo le stime, sarebbero circa 20mila persone.

L’approvazione del provvedimento – che, va ricordato, ha solo una valenza “politica” ma non giuridica, perché la competenza su questo tema è del Parlamento nazionale e non delle Regioni – è arrivata con un voto bipartisan espresso a larga maggioranza (23 sì, 6 no e un astenuto) in un’atmosfera di grande concordia istituzionale: a votare a favore, oltra alla maggioranza di centrosinistra, anche tre consiglieri del Pdl (tra cui il capogruppo Massi), Silvetti e Romagnoli (Fli), Binci (Sel) e Bucciarelli (Pdci).


 

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