Giovedì, 17 Giugno 2021
Politica

Mangialardi (Anci Marche): "Imu e Tares i nodi della discordia, non siamo più disposti a tollerare"

I sindaci delle Marche tornano ad alzare la voce non nascondendo che la corda si sta spezzando nei confronti del governo e, il direttivo regionale tenutosi ad Acqualagna, è stata occasione per riassumere le questioni sul tavolo e definire le priorità

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di AnconaToday

ANCONA - I sindaci delle Marche tornano ad alzare la voce non nascondendo che la corda si sta spezzando nei confronti del governo e, il direttivo regionale tenutosi ad Acqualagna, è stata occasione utile per riassumere tutte le questioni sul tavolo e definire le priorità. Si parte dall'Imu e, considerando che entro il 30 novembre i Comuni dovranno avere la rassicurazione di poter chiudere il bilancio, con la garanzia della copertura da parte del Governo della seconda rata dell'Imu, le certezze sono praticamente nulle se non che la differenza dell'applicazione tra il 2013 e il 2012 sarebbe interamente a carico dei cittadini, cosa impensabile ed insostenibile.

"Spero vivamente - ha detto Maurizio Mangialardi, presidente di Anci Marche - che in caso di abolizione della 2' rata il trasferimento ai comuni del mancato gettito sia a carico dello stato e che sia totale, pena lo sforamento del patto di stabilità e la compromissione di tutti i bilanci."

"Auspico davvero - ha aggiunto - che il governo si renda conto che è impensabile tagliare ancora i servizi perchè i cittadini non capirebbero, ma anche che ascolti la voce dei Sindaci che sono stanchi di veder ridotto il proprio ruolo a quello di esattori per poi dover leggere ed ascoltare che le colpe del debito pubblico sono le nostre quando i numeri invece parlano molto chiaro."

Nella spesa pubblica i Comuni pesano per appena il 7,6% e guardando la finanza pubblica i Comuni chiudono con un avanzo di 1.667 milioni di euro mentre lo Stato che pesa per il 30% ha un deficit di oltre 52 milioni di euro. "A questi si aggiunga - ha proseguito il presidente di Anci Marche - il crollo dei trasferimenti dallo Stato per 16 miliardi a cui nelle Marche abbiamo fatto fronte solo grazie al patto di stabilità verticale siglato con la Regione, che ci ha concesso una parte della propria capacità di spesa per poter saldare alcuni debiti con le aziende del territorio che hanno effettuato interventi come nel caso dell'emergenza neve."

La superficialità palesata in alcune decisioni riguarda anche le penalizzazioni a carico dei piccoli comuni che si associano per i quali Anci Marche chiede che la Regione Marche ripristini i capitoli di spesa dello scorso anno, oltre all'annoso capitolo della Tares che è ben lontano da una definitiva risoluzione. "Si tratta - sono parole del presidente di Anci Marche - di una tassa nata già morta che mette nei guai le famiglie, che mette in crisi le aziende ed in particolare quelle legate al commercio."

"Il punto nodale - ha concluso Mangialardi - è che sta venendo meno il primario ruolo del Sindaco, di referente del cittadino per le più elementari questioni che riguardano l'amministrazione della cosa pubblica: le decisioni vengono prese sopra la nostra testa e sono spesso contraddittorie tra loro come nel caso Imu la cui 1' rata ci è stata restituta ad ottobre dopo l'abolizione di giugno ed ora l'incertezza sulla 2' rata." "Il dialogo per il futuro resta aperto ma oggi c'è da gestire il contingente ed una situazione sempre meno chiara e sempre meno comprensibile e quindi sempre più preoccupante" - la bellicosa conclusione.

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