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Valeria Mancinelli durante il suo intervento all'Ergife

Valeria Mancinelli durante il suo intervento all'Ergife

La Mancinelli: «Sull'immigrazione risposte insufficienti, ecco perché la Lega vola»

«Così abbiamo vinto "in" Ancona» e poi la stoccata ai renziani subito dopo il discorso dell'ex segretario: «Minniti doveva arrivare prima e andare più in profondità»

«Si può anche vincere» è il nuovo "I have a dream" di Valeria Mancinelli, sindaco di Ancona, che risuona all'Ergife Palace hotel di Roma nel corso dell'assemblea nazionale del Partito Democratico che ha eletto nuovo segretario Maurizio Martina. Parla proprio prima di lui il sindaco. E dopo Matteo Renzi. Lo fa con una stoccata non da poco. «Sull'immigrazione la svolta Minniti doveva arrivare prima e andare più in profondità» tuona il sindaco dorico. Tradotto: ha sbagliato Renzi a non chiamarlo subito affidando il Viminale al debole Alfano, ha fatto male il renziano Delrio a trattenerlo, pena una rottura interna, sulla sua azione per regolamentare il fenomeno a partire dal codice di condotta per le Ong. Un tema, quello dell'immigrazione, che secondo la Mancinelli «c'è da lavorare ancora molto per ricostruire una proposta visto che abbiamo perso conseensi negli strati sociali più deboli. Ad ancona la Lega è passata dallo 0,4% al 14% non solo per la strumentalizzazione di un problema ma per il fatto che noi non lo abbiamo affrontato». Dunque, vincere si può. Come? Dando risposte. L'intervento della prima cittadina anconetana si allunga anche alle alleanze. «Si vince – dice – se la politica non mette al centro sé stessa o magari l destino di pezzi di ceto politioc anche di secondo, terzo o quart'ordine, se non si fanno discussioni astratte sulle sigle. Si vince quando il Pd, anche nelle forme nuove del civismo, mette al centro l'impegno ad affrontare e a risolvere i problemi. Quando la politica è percepita come strumento utile e non come centro parassitario. Oggi non ci sono più le roccaforti rosse, non c'è più voto di appartenenza». 

E cita Chiaravalle. Inizialmente parla di tre Comuni vicini dal risultato differente (ha votato anche Falconara dove il Pd ha perso al ballottaggio) ma poi, forse, perché è meglio non parlare di corda in casa dell'impiccato, si limita a lodare la riconferma del chiaravallese Damiano Costantini. «Siamo passati da una Chiaravalle dove il Pci aveva il 58% a un Pd al siamo passati al 10% - dice – là ha vinto un sindaco che secondo una nomenclatura ormai vuota sarebbe di sinistra-sinistra e invece nella precedente elezione era stato supportato dal centrosinistra più ampio. È stato un sindaco che ha ben governato e ha preso il 72%. Il Pd alle Politiche di pochi mesi prima aveva preso il 30%. Significa che il 90% del nostro elettorato ha votato per lui». Come se ne esce? La ricetta Mancinelli non fa tanti giri di parole. Punto primo: il sindaco si deve scegliere i suoi assessori senza essere tirato per la giacca dai partiti o dagli alleati «tra persone competenti anche correndo il rischio di rompere gli schemi». Secondo: alleanze da fare su veri accordi di mandato per iniziare a lavorare da subito e non «riempire il tempo negli sterili dibattiti sulle alleanze, le coalizioni strette o larghe, rimettere insieme i cocci della sinistra (che è tema secondario). Queste cose appartengono a un ceto politico che parla a se stesso e che la gente giustamente non riconosce piu». Occorre invece «preoccuparsi dei problemi delle persone, non negarli, affrontarli, fare». E poco male se le scappa un "in" Ancona. Il modelle vincente, nel Pd che si lecca le ferite, adesso è proprio la Dorica.

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