Jesi in Comune: «Spostare i monumenti è un gioco che ha poco a che fare con la cultura»

«Nel corso dell’ultima assemblea di Jesi in Comune la questione, che sembra il gioco delle tre carte, è stata analizzata da un altro punto di vista»

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di AnconaToday

Spostare il monumento di Giambattista Pergolesi, poi quello di Federico II. Nel corso dell’ultima assemblea di Jesi in Comune la questione, che sembra il gioco delle tre carte, è stata analizzata da un altro punto di vista. Alla luce dei recenti dati Istat, pubblicate dalla stampa, secondo cui una percentuale altissima di italiani nel corso dell’anno non legge neppure un libro, non entra in un teatro o in un museo, viene da chiedersi: gli jesini conoscono le figure rappresentate nei monumenti da spostare? Perché se non li conoscono, fa ben poca differenza se i monumenti stiano in un posto o in un altro, resterebbero delle strutture aliene. Jesi in Comune lancia una proposta: non spostare un bel niente, almeno nell’immediato, ed utilizzare tutti i denari destinati a tali operazioni per realizzare tra gli jesini di tutte le età delle serie campagne di sensibilizzazione sul patrimonio artistico e culturale della città e della Vallesina. Se non sappiamo chi era Pergolesi, se non abbiamo mai ascoltato (e non ascolteremo mai) il suo Stabat mater, che importanza ha se il monumento che lo celebra sta cinquanta metri più avanti o più indietro?

La questione dei monumenti, però, è un abbaglio ed ha poco a che fare con altri aspetti importanti della cultura, ad esempio il Museo Virtuale su Federico II. Questo progetto è distante dalla concezione di cultura di Jesi in Comune: la collettività sta pagando l’affitto dei locali di un museo che non può essere solo virtuale ma che deve essere un luogo dove la città si riconosca, deve essere espressione della cultura di una comunità. Sarebbe molto più importante concentrare energie, risorse e progettualità per conservare e valorizzare un passato più recente, vale a dire la nostra storia del Novecento. Parliamo di un approccio alla storia e alla cultura che sia  in grado di fornire gli strumenti per comprendere il passato e dialogare con la complessità del presente. Questo è fondamentale soprattutto per i giovani, affinché i monumenti non siano pietre incomprensibili buone al massimo per disegnarvi un graffito.

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