Regionali, Frontini (Fdi): «L'agricoltura non può essere lasciata sola»

Il candidato in consiglio regionale di Fratelli d’Italia punta a dare voce ad un settore in difficoltà

Renato Frontini

Prosegue la corsa di Renato Frontini, candidato in consiglio regionale con Fratelli d’Italia per la provincia di Ancona. 63 anni, imprenditore agricolo, sposato e padre di due figlie, Frontini punta a dare voce all’agricoltura, un settore che fa sapere «per troppo tempo è stato messo in disparte e che invece ha rappresentato sempre il vero motore economico, turistico e culturale della nostra regione. Il suo programma per le regionali si concentra su pochi temi, ma ha l’ambizione di diventare realtà grazie alla fiducia dei cittadini che lo voteranno insieme a Francesco Acquaroli presidente».

«Al primo punto, con l’emergenza Covid non ancora superata - continua il candidato di Fratelli d'Italia - c’è il tema dell’occupazione: per aiutare i giovani a trovare lavoro occorre investire sui corsi di specializzazione post-diploma al fine di formare tecnici che possano essere subito impiegati e fermare così l'esodo dei ragazzi all'estero. Al secondo c’è la sanità che tra l’altro richiede più del 70% delle risorse regionali. Con il centrosinistra al governo della regione si è provveduto a tagli indiscriminati chiudendo o ridimensionando presidi fondamentali per la cura della persona, specie in un territorio come quello marchigiano che non presenta infrastrutture efficienti per collegare in poco tempo i piccoli comuni dell’entroterra con i capoluoghi di provincia o i principali ospedali. Il centrosinistra, con la sua visione impostata sui numeri più che sulle persone, ha permesso lo sviluppo della sanità privata a discapito di quella pubblica. La regione deve offrire un servizio assistenziale completo senza che ci sia bisogno dell’integrazione da parte del privato che deve invece rappresentare una risorsa aggiunta. Le Marche sono una delle regioni più manifatturiere d’Europa, purtroppo la pandemia ha colpito pesantemente proprio le piccole e medie imprese che invece devono essere sostenute. La regione dovrebbe incentivarle e promuovere il made in Marche, in particolare nei settori ad alto valore aggiunto come la moda, creando nel contempo consapevolezza dell'enorme know-how artigianale della nostra regione».

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«Il turismo - conclude - deve ripartire attraverso la valorizzazione della propria offerta: il mare e la montagna non devono essere rivali, ma vanno proposti insieme valorizzando i percorsi culturali, religiosi, paesaggistici ed enogastronomici. Inoltre vanno potenziate le attività agrituristiche. L’ultimo punto, il quinto, è proprio l’agricoltura in cui Frontini ha lavorato sempre: le Marche vanno promosse come regione Bio e a "zero residuo" per le filiere agroalimentari. Il piano di sviluppo rurale (PSR) rappresenta una grossa opportunità, ma non è stato mai sfruttato a dovere per l’eccesiva burocrazia, la regione deve impegnarsi a facilitare l’accesso alle risorse messe a disposizione, l’agricoltore svolge un mestiere usurante che però viene compensato dal contatto con la natura, non può quindi passare troppo tempo negli uffici pubblici per ottenere quanto gli aspetta».

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