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Francesco Comi

Francesco Comi

Il Pd sul piede di guerra: «Spacca se ne vada o ritiriamo gli assessori»

Domani il Pd presenterà la sfiducia a Spacca. Qualora il governatore uscente non si volesse dimettere, Canzian, Giannini, Mezzolani, Lucchetti, Marcolini pronti a dimettersi. La decisone deriva dalla candidatura di Spacca con Fi e Ncd

Domani  il Pd e le forze politiche che hanno sostenuto Spacca depositeranno le firme per chiederne le dimissioni. Ne bastano 9, un quinto dei consiglieri, per chiedere che la mozione di sfiducia venga discussa in Consiglio, dove per essere approvata avrà bisogno di 22 voti, la maggioranza assoluta. Qualora l'attuale presidente della Regione non volesse rassegnare le sue dimissioni, allora si dimetteranno gli assessori regionali del Pd. Ai Dem non va giù la candidatura per il terzo mandato del presidente uscente, alla guida di una coalizione di centrosinistra, con Fi e Ncd.

Il segretario regionale del Pd Francesco Comi, parla di tradimento nei confronti di tutto l'elettorato. I cinque assessori sono: Antonio Canzian vicepresidente della Giunta, Sara Giannini assessore alle Attività produttive, Marco Lucchetti assessore al Lavoro, Almerino Mezzolani assessore alla Sanità e Pietro Marcolini assessore al Bilancio. A questi potrebbe aggiungersi l’Udc Antonio Viventi, assessore ai Trasporti. Con Spacca resterebbero solo Maura Malaspina e Paola Giorgi, che hanno aderito a Marche 2020, il partito fondato dal governatore uscente. Gli assessori regionali del Pd  hanno annunciato l'intenzione di dimettersi al segretario regionale Francesco Comi e al capogruppo consiliare Mirco Ricci.

«La candidatura di Spacca è un affronto alla politica perché mina la credibilità dell'intera politica, non semplicemente la sua. Il Pd ha garantito la stabilità e il buon governo fino all'ultimo giorno utile per la straordinaria amministrazione. oggi di fronte ad una scelta come quella fatta da Spacca, il nostro è un atto di serietà e di coerenza- afferma Comi-. Credo che il suo atteggiamento disinvolto con il quale passa da un'alleanza ad un'altra, con la quale pervicacemente difende senza il minimo senso della vergogna il suo ruolo, è imbarazzante». «C'è amarezza per come si sta concludendo questa esperienza amministrativa, fatta in anni davvero difficili. C'è amarezza anche per il fatto che il presidente abbia deciso di sacrificare quanto fatto in questi 5 anni per inseguire un terzo mandato invece insostenibile per il Pd» commenta Canzian

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