Regionali 2015, Matteo Renzi chiude alle Muse: «Con Luca l'Italia ha un nuovo alleato»

A qualche centinaio di metri da lì c'era la convention di Marche 2020 all'auditorium della Fiera della Pesca dove c'erano tutti i sostenitori di Gian Mario Spacca, che ha risposto agli attacchi dicendo che la verità è che Matteo Renzi ha paura

Matteo Renzi alle Muse

Matteo Renzi ad Ancona sceglie il teatro delle Muse e lancia la sfida alle Marche: «Con la vittoria di Luca, non solo le Marche avranno un nuovo presidente, ma diventeranno un alleato in più per l’Italia». A qualche centinaio di metri da lì c’era la convention di Marche 2020 all’auditorium della Fiera della Pesca con Gian Mario Spacca e tutti i suoi sostenitori. Renzi lo sa e attacca. Prima direttamente: «Se Spacca ha cambiato coalizione, noi cambieremo presidente. Il Pd non ha niente di personale contro di lui, ma le regole si rispettano e dopo 10 anni non ci si incolla ad una poltrona tradendo un ideale». Ed è subito standing ovation da parte di un teatro strapieno, tanto che lo spazio per i giornalisti deve essere sacrificato mentre centinaia di persone sono rimaste fuori nella speranza di vederlo. Speranza vana. Il premier passa segretamente dall’ingresso posteriore del teatro, per cui niente sorrisi e strette di mano. Ma c’é una platea che lo attende da due ore. Renzi attacca di nuovo. Questa volta ai fianchi, parlando dell’“alleato a distanza” di Spacca: Silvio Berlusconi. «Io ho rispetto per il passato e per la storia degli ultimi 20 anni - dice Renzi - Ma quando incontro Silvio Berlusconi lui non fa che parlarmi del passato. Berlusconi è il passato. E’ un biglietto scaduto. E noi non vogliamo raccontare la storia, ma scriverla insieme». E ancora giù applausi da parte dei tanti sostenitori e simpatizzanti e dell’intero entourage del Pd regionale. Dunque per l’ex sindaco di Firenze, da una parte una destra vecchia e dall’altra una sinistra radicale sempre rancorosa: «Quando ci sono le crisi aziendali c’è chi si spacca la schiena per risolvere le cose e chi va davanti alla sede  per puntare il dito e raccogliere voti». E aggiunge, questa volta con una battuta: «Ogni volta si aspettano questi dati Instat e sembra quasi che si faccia il tifo perché siano negativi per fare dispetto a me».

Poi Renzi passa ad altro. Anche perché, lo ha detto lui, non vuole perdere tempo a parlare male degli altri. «Abbiamo perso troppe elezioni perché impegnati a parlar male di altri o dell’altro e non bene dell’Italia». Torna sui temi. Sulle Marche che possono puntare su turismo ed enogastronomia. Ma anche sull’impresa e i cervelli. “Le Winx sono una bella storia di talento italiano. Con Iginio Straffi a Loreto per dire grazie a chi crea posti di lavoro con la fantasia” aveva twittato poco prima. Poi parla di immigrazione. Non solo questioni politiche, ma anche valori ed etica su cui il Pd non fa sconti. Anche quì la dicotomia tra la sinistra radicale e la destra. «Dire accogliamo tutti non ha senso, non é buonismo ma cattivismo, semplicemente perché non possiamo. Facciamo una scommessa seria, se vogliamo che restino nelle loro terre rialziamo gli investimenti nella cooperazione internazionale precedentemente abbassati». Poi si rivolge alla destra, quella che dice “rimandiamoli a casa”. «Non accetteremo mai di cancellare secoli di civiltà. Quando un mese fa il barcone e' affondato i leader europei hanno accettato di fare una riunione straordinaria e sono arrivati tutti visibilmente commossi. Noi andremo a recuperare quella nave a 387 metri di profondità per dare sepoltura ai nostri fratelli e alle sorelle che sono lì». In chiusura Renzi  ha fatto un appello a tutti perché si faccia uno sforzo per condividere quei valori e quel lavoro espresso da questo nuovo Pd. Altrimenti sarà stato tutto vano. «Io penso che se insieme ce la mettiamo tutta questo paese lo rimettiamo in moto. E la vittoria di Luca sarebbe un bel segnale contro chi spera che l’Italia fallisca». Ringrazia e chiude. Gli applausi sono assordanti. Renzi stringe mani e qualche selfie lo riscuote pure lui, anche se non ai livelli di Salvini. Poi la fuga per chiudere con la Toscana. Prato e Firenze lo attendono. 

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