Regionali 2015, intervista a Edoardo Mentrasti: «Resteremo autonomi»

Edoardo Mentrasti è il candidato presidente di Altre Marche-Sinistra Unita. Anconetano di 58 anni, già coordinatore regionale Sel, è stato anche assessore regionale all'Ambiente e ai Trasporti. L'intervista per Ancona Today

Edoardo Mentrasti

Edoardo Mentrasti è il candidato presidente di Altre Marche-Sinistra Unita. Anconetano di 58 anni, è stato segretario comunale e provinciale di Ancona del Partito Comunista Italiano, segretario comunale del Partito Democratico della Sinistra, militante e dirigente di Rifondazione Comunista e coordinatore regionale Sel. Già consigliere comunale di Ancona è stato anche assessore regionale all'Ambiente e ai Trasporti. 

Edoardo Mentrasti parlando di sanità (e quindi di liste d'attesa e pronto soccorso) e di lavoro (in particolar modo delle ultime vicende riguardanti la Whirpool-Indesit, la Fincantieri e l'Isa), quali sono le mosse da mettere subito in atto per le Marche?

«Per quanto riguarda il lavoro, noi avanziamo due proposte di tipo generale. La prima è la messa in campo di un'agenzia pubblica per l'innovazione che possa intervenire sui casi di crisi, che possa essere un partner per lo sviluppo e la riconversione produttiva. La seconda è la finanziaria per il microcredito. Entrando invece nel particolare, per la Whirpool bisognerebbe confrontarsi con la multinazionale per fargli ritirare il piano industriale e per strappargli impegni che salvaguardino l'occupazione, lo sviluppo e la ricerca. Per salvare l'Isa potrebbe esserci un intervento pubblico. La Fincantieri potrebbe essere rilanciata con un progetto di reinsediamento strutturale nella città e, dentro a questo sviluppo potrebbe intervenire per dare respiro all'Isa. Relativamente alla sanità, per risolvere il problema della infinite liste d'attesa bisogna potenziare il personale, stabilizzare gli oltre 1000 precari e sbloccare il turn over. Noi prevediamo un piano pluriennale si assunzione mentre nell'immediato, occorre un ricorso massiccio allo straordinario in modo che le visite possano essere fatte anche fuori dall'orario ordinario. Un altro problema della sanità è la prevenzione e assistenza domiciliare integrata per anziani che è scesa dal 4,3 al 3».

Cosa ne pensa della proposta di accorpamento delle regioni avanzata dal Pd e approdata in Parlamento? E del riordino delle province?

«Sono assolutamente contrario all'accorpamento delle regioni. Le Marche verrebbero divise tra Abruzzo ed Emilia Romagna. Io sono per l'autonomia delle regioni. Altra cosa sarebbe se si pensasse ad una crescente unificazione, ad esempio con l'Umbria, formando la macroregione del Centro Italia. Per quanto riguarda il riordino delle province siamo alla farsa. E' un'imposizione del Pd e di Renzi che distruggono gli equilibri. Non oso pensare ai lavoratori delle province».

Come affrontare l'immigrazione nelle Marche?

«Bisogna mostrare sensibilità a chi fugge dai drammi del sottosviluppo. Dovremmo essere ospitali, è sbagliata la protesta xenofoba della Lega. Ci vuole una diffusione sul territorio dolce».

I sondaggi danno un testa a testa tra Spacca e Ceriscioli. Se lei non dovesse vincere chi vorrebbe diventasse il presidente della Regione tra i due?

«Non crediamo nei sondaggi, il risultato sarà diverso da quello previsto. Ad ogni modo noi restiamo autonomi e non appoggiamo nessuno. Entrambi sono allo stesso livello. Spacca si è alleato con Forza Italia, Il Pd con l'Udc e quindi con Ncd di Alfano. La divisione di Spacca e Ceriscioli è una farsa perché negli ultimi anni hanno sempre governato insieme. in questo modo confondono le menti degli italiani».

Mentrasti, lei è da molti anni in politica e per questo molti ritengono che non possa rappresentare la novità. Cosa vuole rispondere?

«Il rappresentante del MoVimento 5 Stelle ha 67 anni, Spacca ha la mia stessa età, Ceriscioli è poco più giovane di me. Non mi pare che la platea di candidati sia così diversa. Mi sento giovane, mi sento fresco dal punto di vista culturale e politico. Posso mettere a disposizione questa mia freschezza con la mia esperienza e passione. Nel 2000 quando i Ds confluirono col Pd scelsi di dimettermi perché sentivo traditi gli ideali della mia giovinezza. Scelsi così di riprovare a fare politica dal basso. Per 15 anni non mi sono candidato, oggi mi è stato chiesto di farlo. Ho accettato perché credo nella ricostruzione di un partito di sinistra sia in Italia che in Europa».

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