Fare per Fermare il declino Marche, intervista ad Andrea Marchetti

Tra le novità della prossima campagna elettorale ci sarà il nuovo movimento liberale, che fa capo ad Oscar Giannino. Nelle Marche, il primo in lista per un posto in Senato è Andrea Marchetti. Lo abbiamo intervistato

Una delle novità della prossima campagna elettorale sarà il nuovo movimento di "Fare per Fermare il declino", che fa riferimento al giornalista ed economista Oscar Giannino. Ad Ancona il comitato è stato fondato da Alessandro Stecconi (candidato alla Camera) e Andrea Marchetti (candidato al Senato). Un comitato che prende corpo nell'ottobre scorso, in occasione di un incontro alla Mole Vanvitelliana. Più di 500 persone registrate quel giorno. Solo in provincia di Ancona, ad oggi, si contano più di 60 persone iscritte al movimento e politicamente attive.  Anche Fermare il declino ha fatto delle primarie. Votazione tra tutti gli aderenti al gruppo per scegliere i nomi dei candidati e poi un'assemblea allargata per scegliere la classifica della lista marchigiana. Tutte persone della "società civile", professionisti nella vita e non nella politica, i cui curriculum sono visibili sul sito di Fermare il declino Marche. Andrea Marchetti è il primo in lista per il Senato. Noi lo abbiamo intervistato.

Voi di fermare il declino siete oggettivamente una new entry del panorama politico. Come si traduce in programma elettorale questa novità?

"Il nostro manifesto è soprattutto di tipo economico perchè in questo momento riteniamo che l'Italia sia in una situazione molto pericolosa. L'aspetto economico è fondamentale. Primo punto è quello della riduzione del debito pubblico. La patrimoniale la deve pagare lo Stato che deve fare un'operazione di dismissione di tutte le sue proprietà pubbliche per abbattere drasticamente questo macigno che grava su di noi. Una maxi alienazione perchè questo debito ci costringe ad essere ricattati dai mercati internazionali con il meccanismo dello spread. Secondo punto riduzione della spesa pubblica. Il perimetro dello Stato è esorbitante, la spesa pubblica in Italia assorbe il 55% del Pil, è una follia".

Il classico detto "meno stato e più mercato"?

"In Italia lo Stato fa tante cose e le fa tutte male. Noi vogliamo più Stato dove serve per esempio la giustizia. Una causa civile in Italia può durare dieci anni, è un disastro perchè questo blocca anche tutta l'economia".

Torniamo al programma. C'era un terzo punto?

"Le tasse. Solo riducendo il debito e la spesa pubblica si possono ridurre le tasse. Secondo noi le tasse vanno abbassate sul lavoro e sull'impresa. Noi, a differenza degli altri, riteniamo che il problema non sia tanto l'imu, il problema sono le tasse su chi lavora e fa impresa. Prima tassa da togliere è l'Irap e ridurre il cuneo fiscale dei lavoratori dipendenti. Nel nostro programma ci sono numeri, metodi ed è molto dettagliato".

Siete liberali, questo è chiaro. Ma siete più democratici o popolari? State a destra o a sinistra?

"Noi non siamo né a destra né a sinistra. Noi vogliamo liberalizzare [...] Noi non ci vogliamo collocare. Abbiamo un programma di idee concrete".

Ha parlato di libero mercato. Alcuni sostengono che proprio il liberalismo ci ha portato dove siamo ora.

"Questa è una cosa assurda. L'Italia di liberale non ha avuto mai niente. Ma le liberalizzazioni in Italia chi le ha fatte? Non le ha mai fatte nè la destra né la sinistra. Per noi la liberalizzazione più semplice è questa: in tutti i mercati ci deve essere libertà di accesso. Una volta che uno si è laureato e ha fatto l'esame di stato, deve poter fare qualsiasi lavoro, senza numeri chiusi".

Cosa significa liberalizzare il mercato, in un contesto come quello di Ancona? Magari pensando alle sua aziende municipalizzate?

"Il Comune ha bisogno di certi servizi. Magari il servizio del trasporto pubblico. Non lo deve affidare ad una impresa. Deve fare un bando in cui dice che servizio vuole, con quali criteri e con quali costi. Si fa un bando aperto e chi offre di più per l'appalto lo prende [...] Però  il mercato deve essere aperto, in modo che ci sia concorrenza perchè, se no che succede?  Torniamo al problema di Conerobus, un'azienda che pur essendo monopolista, ha il bilancio che ha. Guardiamo Ancona. Il Comune si è messo a fare cose che non doveva fare in prima persona, cioè il Teatro Stabile Muse e Conerobus. Il Comune non dovrebbe fare queste cose. Dovrebbe occuparsi delle strade, delle scuole, della viabilità etc. Per colpa di questa scelta politica sbagliata, i cittadini anconetani son costretti a pagare una imu doppia".

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