Elezioni regionali 2020, Stefania Pancioni (M5S): alcune proposte per la scuola

Stefania Pancioni è una dei candidati per il Movimento 5 Stelle alle regionali delle Marche e uno dei temi a lei cara è la scuola

Stefania Pancioni

Stefania Pancioni è una dei candidati per il Movimento 5 Stelle alle regionali delle Marche e uno dei temi a lei cara è la scuola, in particolare i corsi di formazione delle Marche: per apicoltori, alla formazione per tecnico nella produzione di birra artigianale, dal diploma di operatore restauro alla preziosa figura dell’assistente familiare, passando per necessità specifiche come l’alfabetizzazione informatica per persone con handicap.

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«Il problema su cui come consigliere regionale riterrei prioritario concentrarmi è quello del controllo sulla qualità e sulle modalità di selezione di tali corsi, della loro corretta pubblicizzazione affinché tutti abbiano pari opportunità di accesso, e naturalmente della verifica del loro impatto ai fini dell’aumento dell’occupazione, perché i soldi delle nostre tasse spesi per tale formazione non siano spesi invano. Sarebbe anche opportuno che la Regione coinvolgesse più attivamente gli istituti tecnici professionali, che da lei dipendono ed hanno la finalità di formare gli studenti a mestieri e professioni strategiche per l’economia del Paese, nella riqualificazione di coloro che hanno perso il lavoro e magari  usufruiscono  di cassa integrazione o percepiscono il reddito di cittadinanza. Per quanto riguarda le scuole della nostra regione voglio per un attimo mettere da parte le grandi problematiche che da tempo sono all’attenzione  di tutti, e al centro di infinite polemiche, spesso pretestuose: le classi pollaio, le  scuole sicure, la necessità di nuovi  banchi con o senza rotelle. Da insegnante, ma anche solo da persona pragmatica e di buon senso, so che ci sono, e sono realizzabili con costi relativamente modesti, molti piccoli interventi in grado di migliorare la qualità della vita quotidiana a scuola. Ad esempio quasi tutte le scuole sono dotate di un locale adibito ad infermeria, ma purtroppo manca totalmente il personale sanitario addetto , in assenza del quale e’ il personale ATA a sopperire – e di questo  dobbiamo ringraziarli  perché senza il loro supporto non potremmo affrontare la quotidianità. Sarebbe però opportuno e necessario – particolarmente in tempi di Covid - tornare ad avere la presenza di un infermiere specializzato, anche perché in plessi scolastici molto ampi si riscontrano spesso non solo “ piccoli problemi quotidiani” ma anche situazioni più complesse che richiedono interventi tecnici. Bisognerebbe anche rivedere il ruolo dello sportello C.I.C (Centro di Informazione e Consulenza). Questo ufficio, istituito già nel 1990 e a cui studenti, genitori ed insegnanti dovrebbero potersi rivolgere per moltissime problematiche, rimane purtroppo ad oggi un’entità misteriosa e poco definita. Sarebbe importante invece che fosse  aperto e a disposizione per molte più ore e che si integrasse maggiormente con la vita scolastica diventando così un solido punto di riferimento. Anche nell’ambito del quotidiano vissuto a scuola dai ragazzi disabili vorrei sottolineare un piccolo aspetto concreto facilmente migliorabile: tutte le scuole a mio avviso dovrebbero avere più di uno spazio dedicato ad essi, locali per quanto possibile  ampi, allegri, ben strutturati e che consentano di parlare anche di problemi interpersonali e delicati, nel pieno rispetto della privacy. Infine una proposta minima, che considero migliorativa anche a rischio di inimicarmi i miei ragazzi: se proprio non possiamo fare a meno dei distributori automatici che hanno soppiantato le care vecchie pizzette dei bidelli, sostituiamo almeno gli snack ipercalorici e le bibite gassate con cibi e  bevande più salutari. Farà bene a tutti e ridurrà le corse in infermeria.  Ricordo infine a me stessa e a chi legge la necessità di agire rapidamente ed efficacemente contro la diffusione dell’Analfabetismo Funzionale. Secondo i dati dell’indagine Piaac – Ocse del 2019 , la più attendibile in questo campo, in Italia il 28% della popolazione tra i 16 e i 65 anni  soffre di analfabetismo  funzionale: è uno dei dati più alti in Europa, e non possiamo permettercelo perché ci umilia e riduce inevitabilmente le nostre capacità di crescita economica, politica e sociale. La didattica, oggi come oggi, dispone di  mille risorse che - se opportunamente applicate - permettono di contrastare il suo propagarsi».

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