Salute al centro della politica regionale, la ricetta di Mangialardi presentata ad Osimo

Maurizio Mangialardi, candidato del centrosinistra alla presidenza della Regione Marche, è intervenuto allo skate park di Osimo durante la chiusura della campagna elettorale di Mauro Pellegrini

Maurizio Mangialardi allo skate park

OSIMO - «La drammatica esperienza del Covid ci dice chiaramente che nel settore della sanità pubblica è necessaria una rivoluzione. Una rivoluzione che dopo i tagli e le restrizioni imposte dai governi nazionali negli scorsi anni rimetta al centro il potenziamento delle strutture sanitarie, la costruzione di nuovi ospedali, tecnologici e moderni, e lo sviluppo della medicina del territorio». Così Maurizio Mangialardi, candidato del centrosinistra alla presidenza della Regione Marche, intervenendo allo skate park di Osimo durante la chiusura della campagna elettorale di Mauro Pellegrini.

«Per fare ciò – ha spiegato Mangialardi - occorre un piano shock che rilanci il sistema sanitario attraverso sei fondamentali azioni: l’immediato ripristino dei punti di primo intervento e dei punti nascita nelle aree interne; una capillare rete di infermieri di famiglia e di comunità, il raddoppio delle Unità speciali di continuità assistenziale, investimenti su telemedicina ed edilizia sanitaria; la ridefinizione delle aree vaste, che dovranno essere dotate di maggiore autonomia gestionale; il potenziamento delle piante organiche con la stabilizzazione dei precari della sanità e un programma di nuove assunzioni».

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«Ma per realizzare questo progetto - ha puntualizzato il candidato del centrosinistra - servono due cose: risorse e alleanze istituzionali. Le risorse sono quelle che oggi sono a disposizione dell’Italia e delle Marche tramite il Mes. E noi chiediamo con forza al governo di accedervi quanto prima per finanziare gli interventi necessari a offrire ai cittadini servizi sanitari di qualità. Anche perché, diversamente, staremmo a parlare solo di vaghi auspici e vuoti slogan; un po’ come la destra sovranista di Acquaroli e i suoi alleati, che quei fondi non li vogliono e propongono come unica ricetta la selvaggia privatizzazione che caratterizza le Regioni dove governano: dalla Lombardia al Veneto, fino ad arrivare oggi all’Umbria. Le alleanze istituzionali, invece, sono quelle che abbiamo già iniziato a costruire con il governatore dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini e che intendiamo estendere alle altre Regioni italiane, affinché si apra una vertenza con il governo nazionale per la profonda revisione del famigerato decreto Balduzzi, divenuto oggi insostenibile per chiunque intenda offrire servizi e prestazioni sanitarie pubbliche efficienti e adeguate ai bisogni delle comunità».

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