«M5S ha rinnegato la democrazia: noi fuori per coerenza e perché, se no, vince la destra»

Fuori definitivamente dal Movimento 5 Stelle e non perché siano stati espulsi, così Gianni Maggi e Romina Pergolesi spiegano i perché della loro scelta e quale sarebbe il rischio per la regione Marche

Gianni Maggi

Fuori definitivamente dal Movimento 5 Stelle e non perché siano stati espulsi, anche se ci sono diversi esponenti che esultano per ché “finalmente se ne sono andati”. Per qualcuno se altri la pensano diversamente è sempre più facile metterlo ai margini che non trovare una sintesi interna. E non c’è mai stata una sintesi nel Movimento 5 Stelle tra coloro che volevano affrontare le prossime Regionali nelle Marche in alleanza con il Partito Democratico e chi vuole andare da solo. Dall’alto hanno scelto la seconda via e sulla piattaforma Rousseau si è votato sì, ma solo per i candidati al consiglio regionale e per il candidato presidente: Gian Mario Mercorelli. E’ stata l’ultima goccia per i consiglieri regionali Romina Pergolesi e Gianni Maggi, che hanno chiesto lo scioglimento del gruppo in Regione e si sono chiamati fuori dal Movimento, reo di aver tradito il valore fondante del 5 Stelle: la democraticità da basso, che nelle piazze Beppe Grillo traduceva con “1 vale 1”. «Certo, si è votato democraticamente per i candidati e poi, tra quelli, per il candidato presidente, ma quel voto era viziato perché non hanno fatto scegliere alla base il come presentarsi alle prossime elezioni, se correndo da soli o in alleanza o in una coalizione» spiega l’ormai ex grillino Gianni Maggi.

«Dicono che ho lasciato senza nemmeno inviare un sms, ma io avevo parlato con Giorgio Fede, Di Maio e Crimi più volte e alla fine, dopo essere stato tolto da tutti i gruppi whatsapp di consiglieri comunali e regionali del Movimento, mi è stato risposto che non si possono decidere le elezioni su Rousseau perché altrimenti le Marche si sarebbero spaccate e così hanno deciso di andare da soli nelle Marche, ma lo hanno deciso in 20, massimo 30 persone». 

Quindi lei è ormai è fuori dal Movimento dopo tutti questi anni? «No, per 2 motivi. Il primo perché ormai il Movimento ha tradito i propri valori fondanti, e per cosa? Per non spaccare il Movimento, ma ormai più di così…Secondo perché adesso nelle Marche tutti i partiti hanno emarginato gli elementi di cultura e spessore per le solite candidature di partito, ma così lasciamo le Marche nelle mani di questa destra e sarebbe una iattura».

Ok, dunque archiviato il Movimento, lei cosa propone? «Per me è ancora valida la candidatura di Sauro Longhi con una sua lista civica in alleanza con il Movimento 5 Stelle e le forze della sinistra. Io volevo proporre questa alla base del Movimento ma mi è stato impedito».

E se si facesse ma con Mangialardi al posto di Longhi? «Non posso dirti con certezza si o no, di certo sta per uscire un appello in cui si chiede che ci siano forze democratiche di sinistra per impedire che questa destra vada a governare. Di sicuro però meglio con Mangialardi che da soli».

Quindi lei e la Pergolesi siete pronti a ricandidarvi? «No, noi non ci ricandidiamo proprio per mandare il segnale che non siamo interessati alle poltrone, ma faremo campagna elettorale per un progetto nella direzione che ho già spiegato. Io mi auguro ancora che si riapra una discussione, un confronto per lanciare personalità di spessore e che siano estranee alle solite nomenclature dei partiti e attorno ad una coalizione che batta questa destra con Acquaroli presidente». 

Ma il Movimento 5 Stelle, che lei descrive come deviato verso un partito di pochi, è cambiato di recente? «No, il problema originale è quello di aver avuto improvvisamente un grande vantaggio di consenso ma che doveva essere gestito e quando quell’enorme massa di consenso di ha portato a governare, il Movimento doveva ancora trovare una identità politica sui temi veri e non sulla protesta».

Ha ragione Di Battista? Ci vuole un congresso? «ma ci voleva molto prima»

Allora perché mollare solo ora? «Per me, non lasciare scegliere su eventuali alleanze alle prossime Regionali è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso». 

E cerca di lavorare ad una grande coalizione per le Marche. Eppure mettersi insieme contro qualcuno, ad esempio in passato per fermare Berlusconi, non ha mai prodotto governi in grado di essere concreti. «E’ vero non ha mai portato bene, ma sono sempre stato un vecchio sostenitore dei diritti civili e tutte le conquiste fatte non possono essere spazzate via da una destra reazionaria. Il Movimento ha sempre sostenuto la sanità pubblica e con la destra la vedremmo rimessa in discussione».

E allora perché avete sempre attaccato la riforma sanitaria di Ceriscioli? «Ma infatti dobbiamo metterci intorno ad un tavolo e trovare un punto di convergenza». 

Sì, ma sulla sanità lei vuole un cambio di rotta con la riapertura dei Pronto Soccorso? «Sì, bisogna invertire la rotta e ritornare ad una sanità diffusa sul territorio». 

Che appello farebbe ai marchigiani? «Riapriamo un confronto più ampio, che comprenda anche personaggi fuori dalla politica, per dare una svolta in un momento in cui le Marche sono in una condizione di grande difficoltà per il terremoto e il Covid».

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Non sono già fatti i giochi ormai? «Io sono ottimista e credo nelle utopie, per questo mi spenderò ancora».

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