Mercorelli replica a Calenda: «Non c'è Roma che tenga, noi mai alleati del Pd»

Mercorelli replica a Calenda sia sulla questione alleanze che su quanto detto in riferimento ad Acquaroli

Gian Mario Mercorelli

«Il Movimento 5 Stelle non sarà alleato del Partito Democratico in questa regione. Non c’è Roma che tenga, non c’è disciplina di coalizione alcuna perché, torno a ribadirlo, la maggioranza parlamentare è formata su un contratto di governo che qui non sarebbe riproducibile».

Replica così Gian Mario Mercorelli, candidato presidente delle Marche alle regionali per il Movimento 5 Stelle, a Carlo Calenda che l’altro giorno, dal palco del parco di Posatora ad Ancona aveva detto chiaro e tondo che mai avrebbero sostenuto Mangialardi se ci fosse stato di mezzo il Movimento 5 Stelle. In effetti da tempo i pentastellati marchigiani erano stati categorici sul fatto che Pd e M5s non si sarebbe potuto fare mai. Eppure Azione ha detto di temporeggiare, lasciando intendere che, seppur nelle Marche siano convinti, a Roma c’è qualcuno che pressa per un matrimonio di convenienza.

«Noi e Mangialardi abbiamo due visioni diametralmente opposte delle Marche - continua Mercorelli - Lui pensa alla divisione degli incarichi e alla conservazione del maggior numero di posti di potere in ogni caso, a prescindere dall’esito delle urne, mentre noi del Movimento cerchiamo di fare una proposta organica e strutturale per affrontare i prossimi anni, che saranno comunque non facili per molti, a giudicare dagli indicatori economici che possiamo leggere e dai messaggi che ricevo da cittadini e imprenditori molto preoccupati. Ciononostante auguro a Carlo Calenda buon lavoro per il suo Movimento politico. Mi dispiace solo che non voglia nemmeno parlare con i 5 Stelle e soprattutto con me, che trovo invece la sua verve comunicativa e la sua costante vis polemica piuttosto divertenti». 

Mercorelli poi torna a parlare di Acquaroli, bacchettando Calenda per i tempi, ma condividendo il contenuto. «Sono perfettamente d’accordo con Carlo Calenda, una delle mie tweet star preferite, quando si esprime sul comportamento di Francesco Acquaroli. Ok, non condividiamo l’uso del tempo passato che fa Calenda: avremmo preferito il presente, ma è una sfumatura. Per il resto, è vero: a volte si parla con troppa leggerezza di fascismo, che invece è pericolosamente sullo sfondo di certi gruppi politici, e troppo poco dell’inadeguatezza di questo candidato che punta tutto sui generatori di consenso nazionali (Salvini e Meloni) per costruire una campagna elettorale all’insegna degli slogan». 

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