«Sanità efficiente senza votare destra si può, per questo mi candido con Dipende da Noi»

Mauro Borioni è medico anestesista anconetano, in forze all’ospedale regionale di Torrette. In passato è stato anche volontario della Croce Gialla di Chiaravalle e medico volontario in Africa

Mauro Borioni - FOTO LUCIA ALBANESI

«Vediamo politiche troppo lontane dai bisogni dei cittadini e dai lavoratori. Ce lo insegna la vicenda del Covid Hospital di Civitanova Marche costruito per gestire l’emergenza Coronavirus. Ho conosciuto “Dipende da noi” proprio dopo la decisione da parte di Ceriscioli di affidare la creazione di un nuovo centro Covid a Bertolaso perché io, insieme ad altri colleghi, abbiamo scritto una lettera di dissenso, in cui spiegavamo come ritenessimo assurdo prendere pazienti trattati al massimo delle capacità nelle nostre Rianimazioni e portarli con un’ambulanza in un luogo che non era altrettanto valido». Lo racconta Mauro Borioni, medico anestesista anconetano, in forze all’ospedale regionale di Torrette e in passato anche volontario della Croce Gialla di Chiaravalle (sua città natale), con una esperienza importante come medico volontario in Etiopia. C’era anche lui tra i promotori di quella lettera, che ha avuto un grande impatto nell’ambito medico regionale, soprattutto tra i 240 anestesisti (su 300 in regione) che l’hanno sottoscritta. Così ha conosciuto lista Dipende da Noi, che oggi lo candida alle elezioni regionali delle Marche nel collegio della provincia di Ancona.

«Una Rianimazione ha bisogno di una equipe, una chirurgia, medicina interna, diagnostica in sinergia, mentre a Civitanova sono state costruite delle mura con dentro la tecnologia, che però non basta per parlare di ospedale. C’era stato il tempo di ripensare perché, già ad aprile le Rianimazione si stavano alleggerendo, mentre la Regione è voluto andare avanti con il Centro Covid, con un’urgenza che, secondo noi, non c’era visto che all’inaugurazione c’erano 9 pazienti ricoverati nelle Rianimazioni per Coronavirus. E’ stato aperto a tutti i costi, costringendo i nostri colleghi a spostarsi attraverso un ordine di servizio».

Dunque la soluzione per Borioni è ripensare la medicina territoriale attraverso una diversa gestione del personale. «Soprattutto con il Covid, abbiamo capito l’importanza dello sviluppo di una medicina territoriale, di ridare importanza all’infermiere di famiglia e investire sulla telemedicina. Dopo covid deficit gestionale regionale per l’urgenza».

Ma come applicare tutto questo al sistema sanitario anconetano e marchigiano? «Il problema è il metodo, certe scelte non possono prescindere dall’ascolto del cittadino, costretto a rivolgersi al privato perché non può prenotare una visita in tempi brevi. Un cittadino in queste condizioni è un cittadino abbandonato. Come abbandonato è il paziente costretto a a fare ore di coda al Pronto Soccorso».

Eppure Ceriscioli ha sempre rivendicato di aver abbattuto le liste di attesa. «Secondo me, come anche molti marchigiani che ho avuto modo di ascoltare, non è vero. Molte persone sono costrette e ricorrere al privato e noi vogliamo invece rendere più efficiente il pubblico. Non serve un’alternativa al Cup, basta monitorare il personale e vedere se c’è un deficit di personale e servizi. Poi vediamo che viene fuori dal monitoraggio. Immagino si possano portare alcuni servizi a regime».

Un esempio? «Se la tac nel pubblico si una per mezza giornata, che funzioni il doppio del tempo con presenza di personale anche di pomeriggio». 

E riguarda al Pronto Soccorso, non è forse anche colpa dell’utente che si rivolge al Ps per codici bianchi per i quali c’è la guardia medica? «Da professionista posso dire che, se l’utente si comporta così, è perché manifesta un disagio: il non rivolgersi alla guardia medica è dato dal fatto che guardia medica è impotente: senza farmaci, senza un elettrocardiogramma. Non può essere risolutivo di certi problemi minimi che poi vanno ad intasare il Pronto soccorso».

Se Dipende da Noi non dovesse vincere la partita delle regionali che succede? Come si riparte? «Ci distinguiamo per credere nella democrazia partecipativa, ripartiamo da quello per allargare la base».

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Se non dovesse essere Mancini il prossimo presidente, di chi auspica la vittoria? «E’ dura perché da una parte c’è un centrodestra palesemente anticostituzionale in alcuni suoi proclami, ma scegliere Mangialardi significa procrastinare la possibile ricostruzione di una sinistra valida e autentica per altri 5 anni». 

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