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Roberto Mancini

Roberto Mancini

«No grandi navi, Ancona non diventi come Venezia», le Marche secondo Mancini

Trasporto leggero, assistenza sanitaria di prossimità e semplificazione nella ricostruzione post sisma. Le nuove Marche secondo Roberto Mancini (Dipende da noi)

Presidi territoriali in grado di assistere chi ha bisogno di cure con servizi di prossimità, ma anche potenziamento dei collegamenti costa-entroterra privilegiando la ferrovia. Sono queste le priorità di Roberto Mancini, candidato alla presidenza della Regione Marche per la lista “Dipende da noi”. Dopo aver spiegato il perché della non alleanza con il Pd, Mancini ha elencato quelle che secondo lui sono le criticità delle Marche. Sul fronte sanità, come immagina il servizio pubblico? «Dovrà essere gratuito e accessibile. Tutti nelle Marche hanno esperienza di una visita da preonotare al Cup e, dopo tre giorni, sentirsi offrire una data lontanissima. Il marchigiano medio a quel punto si rivolge al privato. Altro problema è il pronto soccorso con personale inadeguato dal punto di vista della quantità, non certo della qualità, sempre sotto pressione e con molti pazienti in attesa. Bisogna rivedere il piano socio-sanitario, dando personale adeguato e ponendo l’accento su ospedali ben distribuiti evitando accorpamenti improbabili». Le Marche attendono anche importanti infrastrutture: «La priorità è il potenziamento della viabilità tra la costa e l’entroterra, la Fano-Grosseto ma anche la terza corsia della A14.Serve poi un modello che punti sulla rotaia e non esasperi il trasporto su gomma e “no” ai progettti di mega navi al porto di Ancona, che distruggono come avviene a Venezia. Questa città non deve diventare uno di quegli esempi». Il porto si lega al discorso viabilità. L’uscita a nord è una priorità? «Sicuramente serve, aumenterebbe la qualità della vita di chi viaggia ma anche l’economia, che diventerebbe più congrua alle esigenze reali». 

Dal 2016 nelle Marche non si può non parlare di ricostruzione post-terremoto. Cosa serve per semplificare la prassi? «Un testo unico di legge- risponde Mancini- poche norme ma semplici. L’errore finora è stato pretendere di gestire una situazione straordinaria con leggi ordinarie, ma soprattutto bisogna ascoltare concretamente le popolazioni e i loro comitati, che da 4 anni non chiedono altro». Chiusura sul turismo: «Deve essere orientato all’ecologia- conclude Mancini- non dobbiamo pensare a cartoline da offrire a chi arriva e poi se ne va, ma dobbiamo esprimere la qualità della vita nella nostra regione. Serve anche formazione adeguata per gli operatori, che consenta loro di essere all’altezza della sfida. Dopo le 23 spesso è difficile anche trovare un pasto, invece bisogna pensare a un turismo avanzato».
 

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