«Pmi delle Marche a sistema per rilanciarle nel mondo e indietro tutta sulla sanità»

Internazionalizzazione delle Pmi e ritorno alla sanità di 30 anni fa. Sono queste le priorità di Gian Mario Mercorelli, candidato presidente per il Movimento 5 Stelle alle elezioni regionali nelle Marche

Gian Mario Mercorelli

«La quasi totalità dei così detti tam tam di telefonate e messaggi tra Movimento e Partito Democratico sono state pure speculazioni mediatiche. Non ci sono dubbi: noi andiamo da soli». Così il candidato del Movimento 5 Stelle alle prossime elezioni regionali Gian Mario Mercorelli chiude definitivamente la questione di una orami improbabile alleanza M5S e Pd in salsa marchigiana e lo fa parlando della fuoriuscita dal Movimento di Gianni Maggi e Romina Pergolesi, replicando (GUARDA IL VIDEO) alle accuse dei 2 consiglieri regionali ex pentastellati che avevano parlato in un Movimento anti democratico. Insomma mai con questa sinistra, parafrasando una famosa frase di Di Maio e anche il perché è lo stesso: «Troppo lontani da noi».

In cosa sareste così lontani? «Per esempio un tema, che in realtà è un approccio, è quello dell’innovazione. Noi abbiamo l’abitudine di guardare alle cose future, come la telemedicina. Il Movimento vuole portare innovazione e lo fa per abitudine, per tradizione, mentre gli altri, a partire da Mangialardi o lo stesso Acquaroli, che sappiamo a quali cene partecipa, cosa portano di nuovo?» 

Lei ha citato la famosa “cena in omaggio alla marcia su Roma”, ma devo precisare come Acquaroli ha già chiarito in una lettera replica al direttore Enrico Mentana. L’avrà letta. «Si si, era di passaggio, ma giustamente uno si difende come può, ci mancherebbe. Ma io non credo che ci siano problemi a dire che nella destra italiana ci siano anche dei nostalgici fascisti».

Chiarito questo, torniamo all’innovazione. «Finalmente una forza politica ragiona sul futuro delle Marche attraverso modalità che non sono le solite: clientela. E poi c’è il post Covid perché, per noi la prima cosa da fare è puntare moltissimo sulla internazionalizzazione delle aziende marchigiane. Le Marche sono una regione laboriosa ma che non ha mai fatto sistema. Penso al settore della maglieria, che nel maceratese era sviluppatissimo e ora sta scomparendo. Ecco noi oggi dobbiamo far accedere quelle eccellenze locali piccole e ultra qualificate al mercato globale, le nostre Pmi portate ad un livello di accesso al mercato radicalmente diverso». 

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E’ un progetto ambizioso, ma come farlo? «Ci saranno finanziamenti a fondo perduto, mutui a tasso agevolato, l’offerta da parte dello Stato, legge Di maio per capirci, che offrirà la possibilità di usare portali e-commerce gratuitamente, consulenze e centri di consulenza, quindi infrastrutture e tutto quello che serve, ma che una ditta piccola non riesce a sviluppare da sola perché sono investimenti impegnativi». 

I tassi agevolati li fa le banche però, voi intendete farvi da tramite con loro per contro delle imprese? «Sì, noi faremo la nostra parte, ma il discorso non è tanto quello dei soldi, tutto sommato siamo una regione forte, quello che non c’è è un sistema che promuova la regione con le sue qualità ma in maniera organizzata. Un esempio è il turismo. Non c’è nulla di turistico promosso dalla Regione, andate a cercare qualcosa e non troverete nulla che abbia lo scopo di favorirla. Trovate qualcosina, ma zero pacchetti, zero tour, zero sistema». 

Parlando di turismo, mi è capitato di conoscere una coppia piemontese che aveva prenotato ad Ancona per girare le spiagge marchigiane, ma poi, quando ho mostrato i vari sistemi di prenotazione e hanno visto che non c’era posto, a fine cena mi hanno confessato che forse avrebbero cambiato meta. Dunque in Italia ci conoscono pure, ma poi siamo pronti ad accoglierli? «Chiaramente questa è una delle tante conseguenze del Covid e in parte dobbiamo farci i conti. Certo è che, anche qui, se avessimo avuto qualcosa di organizzato, un portale unico  in cui riesco ad avere un quadro delle spiagge marchigiane, sicuramente avremmo diminuito le possibilità di far desistere questi turisti. Poi ci sono le infrastrutture perché dovremmo riattivare questo maledetto aeroporto, riaprire molte delle ferrovie interne».

A proposito di ferrovie, dalle Marche al Nord o al Sud non ci sono problemi ma all’interno della regione e per attraversare l’Italia che fatica. Ma sono decenni che sentiamo promesse. «Servono tratte che attraversano l’Appennino, ma ad oggi non servono cose nuove, serve riaprire quello che è chiuso da troppo tempo. Riaprire la Fano-Urbino oppure ridare impulso alla ferrovia che, sa Sant’Arcangelo di Romagna, arrivava a Urbino, passava per Pergola, Fabriano e da lì si prendeva l’altra tratta per andare a Civitanova. Due coste collegate tutto all’interno dell’area appenninica, attraversando paesini bellissimi da visitare».

Un grande cambiamento avvenuto nelle Marche è quello della sanità. «Dovremmo tornare indietro agli ospedali di 30 anni fa. Per un semplice motivo. Io vorrei capire una cosa: abbiamo chiuso ospedali, personale mandato a casa, meno 2mila addetti alla sanità nelle Marche, servizi scesi, dunque meno reparti e più privato, ma in tutto questo i marchigiani continuano a pagare sempre le stesse tasse. Cioè se questa riorganizzazione deve portare un vantaggio al popolo mi sta bene, ma che porti solo vantaggio ai grandi capi della sanità privata no».

Ceriscioli ha sempre vantato di aver abbattuto le liste d’attesa, ma tante storie che proprio i giornalisti hanno raccontato vanno in un altro verso. «Non sono calate e se la stessa cosa dal privato si fa in un’ora e nel pubblico no è perché non c’è la volontà di farlo perché bisogna agevolare qualcuno che non lavora nel pubblico evidentemente». 

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Un tweet sulla prima cosa da fare subito per le aree del terremoto. «Sburocratizzazione totale. Ce ne è bisogno perché c’è chi se ne approfitterebbe e non si può non controllare. Per questo rilancio una proposta che ho fatto al Governo e porterò avanti: una Procura dedicata con pm e forze di polizia che hanno come unico obiettivo vigilare nell’ambito della ricostruzione».

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