Gianni Maggi: «Con Marche Coraggiose fallito l'obiettivo: disastro annunciato»

L'ex pentastellato riconosce la sconfitta e attacca i 5 Stelle: «La strategia distruttiva del Movimento si è completata»

Gianni Maggi

«Anche se con grande rammarico, debbo ammettere che la lista Marche Coraggiose, costituita in extremis per impedire che la destra governasse la nostra regione, ha fallito il suo obiettivo: voglio fortemente rivolgere un grazie di cuore a quelli che ci hanno creduto e l'hanno votata». Così Gianni Maggi, candidato al consiglio regionale.

«Ormai tutti sanno che i parlamentari marchigiani del Movimento 5 Stelle hanno bocciato il progetto di una coalizione identica a quella del Governo Conte, guidata da un candidato civico che io avevo sottoposto a Di Maio e Crimi già dal novembre 2019 - spiega -. Le conseguenze di questa bocciatura le abbiamo viste alla chiusura delle urne: la prima è che le Marche sono l'unica regione ad essere conquistata dalla destra; la seconda è che le due consigliere 5 Stelle siederanno nei banchi col centrosinistra non al governo della regione, come avrebbe potuto essere, ma all’opposizione. La prima eletta, Marta Ruggeri, capace e grintosa consigliera comunale di Fano, è espressione del gruppo più forte delle Marche, mentre la seconda, Simona Lupini, non viene dalla militanza nel Movimento, ma è stata chiamata a ricoprire la carica di assessore dal sindaco 5 Stelle di Fabriano nel 2017, così come è stata chiamata a candidarsi alle regionali senza passare dalla piattaforma Rousseau». 

«La prima comparsa in Regione del Movimento risale al 2015 con cinque consiglieri eletti, quando ancora il Movimento non era al Governo come primo partito in Italia, mentre oggi ce ne sono solo due. L'unico consigliere uscente che si è presentato a queste elezioni, Peppe Giorgini di San Benedetto come il suo concittadino “facilitatore regionale” alla distruzione, non ha avuto i voti sufficienti nella sua provincia per ritornare in Consiglio nonostante l'importante lavoro svolto nella legislatura appena conclusa. Il povero candidato presidente, vittima sacrificale di “guerre tra bande” come le definisce Roberto Fico, nonostante il privilegio della grande visibilità mediatica, ritorna all'anonimato della sua Tolentino nella più assoluta indifferenza. Oltre alle “guerre” esterne ci sono state, e ci sono ancora, quelle interne che hanno dilaniato il Movimento di Ancona e negato al capoluogo marchigiano una rappresentanza in Regione. Con l'abbandono dei territori che ha portato alla presentazione di un numero insignificante di liste 5 Stelle nelle ultime due elezioni comunali, la strategia distruttiva del Movimento nelle Marche si è completata». 

«Alle prossime elezioni politiche, vuoi per la perdita dei consensi, vuoi per il sì al referendum, dei 13 parlamentari marchigiani 10 perderanno probabilmente la poltrona anche se sono sicuro che qualcuno abbandonerà prima la nave per approdare su atre sponde. Comunque, nonostante questo doloroso disastro annunciato, complimenti e buon lavoro alle due consigliere con l'auspicio che salvaguardino sempre i principi fondanti del Movimento dalle guerre tra bande». 

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