Regionali, il centrodestra svela i piani Pd: «Vogliono la Mancinelli, lei prepara la fuga»

In attesa di annunci ufficiali, il centrodestra si dice convinto: «Taglieranno fuori Ceriscioli»

Da sinistra Angelo Eliantonio e Carlo Ciccioli

Valeria Mancinelli candidata come presidente della Regione? L’annuncio ufficiale della diretta interessata non c’è ancora stato ed è il centrodestra anconetano a “svelare” i piani Pd in vista delle elezioni di primavera. «Ci sono manovre orientate a far fuori Ceriscioli per candidare Valeria Mancinelli» dicono in coro le opposizioni in conferenza stampa. Nella sede cittadina di FdI si sono infatti ritrovati Giovanni Zinni e Maria Grazia De Angelis (Lega-Msn), Angelo Eliantonio e Carlo Ciccioli (FdI), Daniele Berardinelli (FI) e Stefano Tombolini (60100). Nicola Zingaretti, dicono, ha scelto il sindaco di Ancona per la corsa a Palazzo Raffaello. Da dove arriva la convinzione? Da voci di corridoio, da un cambio di atteggiamento della Mancinelli rispetto alla giunta regionale uscente e dalla fresca candidatura di Sauro Longhi, che per il centrodestra è destinata a un vicolo cieco.

«Mancinelli in fuga»

«Non ricandidare Ceriscioli è l’ammissione, da parte del Pd, che gli ultimi 5 anni di governo sono stati fallimentari- ha detto Ciccioli- il nome vero per loro è quella dello Mancinelli. Ancona è bloccata, i negozi se ne vanno dal centro perché la città non è più attraente. La sua appare una fuga, non riesce a gestire i problemi della città e, come in un gioco di carte, rilancia con un piatto più ricco che è la Regione». «Lei è quella che 5 anni fa sosteneva Ceriscioli alle primarie regionali, era il suo più grande sponsor, e alle nazionali sosteneva Martina- dice Eliantonio- il suo è un abbraccio mortale, sembra che scelga di sostenere il candidato più debole per poter poi emergere». Il capogruppo comunale FdI inquadra la rottura tra la Mancinelli e l’attuale Pd regionale in un episodio specifico: la lite pubblica tra il sindaco e l’assessore Sciapichetti alla posa della prima pietra della sede Confcommercio nell’ottobre 2018. Poi cita quello che è accaduto alcuni giorni fa sull’asse ghiacciato: «Il bluff si legge nelle piccole cose, la Mancinelli è a capo di un’amministrazione che non riesce a occuparsi della sicurezza sulla principale arteria della città, figuriamoci di fronte a questioni come terremoto, infrastrutture e sanità».

«Ha un procedimento disciplinare in corso»

Tombolini ha ribadito, con un cartello, il sostegno al capo della Mobile Carlo Pinto nelle indagini relative alla vicenda Ghost Jobs, poi ha rincarato la dose: «La Mancinelli ha un procedimento disciplinare presso l’ordine degli avvocati, perché ha compiuto atti contrari a deontologia professionale. Le cause patrocinate sono quelle di enti, asl, comuni». Poi la manutenzione in città: «Ogni volta che viene il gelo si verificano gli stessi eventi, quando c’è un’inondazione i sovrappassi si allagano. La macchina amministrativa non è governata, non dobbiamo esportare il dramma di Ancona in tutta la regione». 

«Solo comunicazione, no concretezza»

«La Mancinelli punta tutto sulla comunicazione rispetto alle cose concrete, quella del miglior sindaco del mondo è stata una buffonata venduta bene- ha detto Berardinelli- ha impegnato soldi per assumere consulenti di immagine mentre gli uffici comunali sono allo sbando e senza personale. La ristrutturazione di piazza Cavour? Era stata preparata da Gramillano. I laghetti del Passetto? Sappiamo che ci sono persone indagate e arrestate. Le ultime vicende dimostrano che l’amministrazione non ha controllato cosa veniva fatto all’interno del Comune».

«Complice nel fallimento di Ceriscioli»

«Se la Mancinelli è stata la principale sponsor di Ceriscioli e rivendicava fino a poco fa un percorso comune, allora deve ammettere di essere complice della disfatta- dice Zinni- e poi cosa hanno fatto insieme per Ancona? No, la Mancinelli non è il nuovo e non è l’alternativa». «La disabilità non è mai stata toccata, la viabilità? In centro a Natale non si camminava- ha detto la De Angelis- è vergognoso poi che l’ospedale di Torrette sia stato l’unico polo considerato, mentre tutto il resto della sanità è stato abbandonato».
 

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