«Pronti a sostenere Mangialardi, ma mai con il M5s. Acquaroli? Si è comportato da idiota»

In un'intervista ad AnconaToday, Carlo Calenda, leader di Azione, parla di alleanze, sanità, istruzione e del recovery fund. Ma soprattutto è pronto a sostenere il centrosinistra alle elezioni regionali

Carlo Calenda ad Ancona - foto Stefano Pagliarini

«Azione nelle Marche si presenterà dando una mano al candidato di centrosinistra, ma se sarà confermata la non alleanza con i 5 Stelle e il programma sarà di qualità. Vedremo nei prossimi giorni».

Lo ha detto Carlo Calenda oggi pomeriggio al parco di Posatora di Ancona, dove è arrivato alle 18 per presentare il suo libro “I mostri e come sconfiggerli” e incontrare i suoi sostenitori, tra cui anche il sindaco Valeria Mancinelli (GUARDA IL VIDEO). «Se ci fosse stata la Mancinelli al posto di Mangialardi, Azione avrebbe presentato una lista nelle Marche» ha anche detto Calenda che, infatti, una lista non farà. Azione potrebbe dunque essere della partita delle Regionali, ma le modalità dipendono da come finirà la telenovela infinita tra il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle. Proprio in un'intervista ad AnconaToday, il candidato pentastellato Gian Mario Mercorelli non solo aveva smentito ogni possibilità di alleanza, ma aveva anche rassicurato: «Non c'è nulla neppure a Roma». Non ne sembra convinto Calenda, che anzi parla come se, nelle Marche, la partita fosse ancora aperta. Dunque Azione resta alla finestra a guardare perché a Roma c'è ancora chi lavora per vincere facile nelle Marche con un'alleanza giallorossa. Se dovesse saltare il matrimonio combinato tra M5s e Pd, allora Azione sarà al fianco di Mangialardi. Come? Facendo candidare qualcuno nelle liste? «Sì e facendo campagna elettorale, supportando il candidato di centrosinistra in ogni modo» ha ribadito Calenda. Propedeutico l'esclusione del Movimento 5 Stelle. 

Nel suo libro, Calenda affronta la dicotomia tra fascisti e comunisti, tra chi si propone come nostalgico e chi paventa il ritorno di un fascismo in Italia, guardando a questo dibattito come anacronistico e utile a deviare dai temi della politica. E pensare che nelle Marche la campagna elettorale è partita con la sinistra all’attacco di Acquaroli, tacciato di aver partecipato ad una cena commemorativa della marcia su Roma. «Si è comportato come un idiota, ma il fatto che si sia comportato come un idiota non equivale al fatto che sia un fascista, sono 2 concetti differenti. Quello che dico è che, certo che esistono i fascisti ma noi dedichiamo una quantità di dibattito al tema del fascismo, rispetto agli altri temi che è trasmodante e poi non possiamo considerate tutti quelli che sono di destra dei fascisti. Pure a De Gasperi davano del fascista». E forse è anche un modo per colmare un vuoto di argomenti a sinistra? «No, credo sia solo più comodo fare questo che fare un confronto sul merito dei programmi, per avere una identità morale».

Istruzione e sanità sono sempre stati ai primi posti nell’agenda di Azione e se Calenda fosse al governo partirebbe da questi temi. «Sanità. Prenderei 36 miliardi del Mes e ci costruirei il tessuto di medicina  territoriale di prossimità soprattutto nei territori dove non c’è, finanzierei le 9mila borse di studio che mancano per le specializzazioni dei medici, farei un corso di specializzazione per i medici di medicina generale che sono molto importanti, ricostituirei lo stock di macchinari per abbattere le liste d’attesa e cambierei le turnazioni dei medici in modo che quei macchinati siano usati molto più di quanto non viene adesso. Istruzione. Riaprirei le scuole con la presa della temperatura, lascerei stare le idiozie dei banchi, userei spazi comuni come palestre e cortili, eviterei di fare le elezioni regionali nei giorni di scuola e saltare altri giorni e però l’obiettivo strutturale è il tempo pieno in ogni scuola fino alla media superiore, con una didattica differenziata che riporti i ragazzi a leggere e a fare sport e imparare una lingua. Noi siamo in un paese in cui il 50% dei giovani non legge un libro in tutto l’anno e siamo il paese più ignorante d’Europa, dobbiamo dircelo». 

Calenda, stoccata ad Acquaroli: «E' stato un idiota, ma chi è di destra non è per forza fascista» | VIDEO

Parla di ricostituire la sanità di prossimità, ma come spiega il fatto che è pronto a sostenere Mangialardi, il quale non tornerà indietro sulla riforma sanitaria intrapresa da Ceriscioli di chiudere i pronto soccorsi dei territori? «Ma vede il punto non è questo. Avere una sanità di prossimità non significa avere un ospedale ogni 10 metri, ma avere dipartimenti di prevenzione  e i punti di medicina generale. La sanità non è ospedalizzazione e quello che è stato smantellato in alcune regioni, non so se anche nelle Marche, è il tessuto che consentiva alle persone di fare prevenzione e controllo prima di arrivare all’ospedale». 

A proposito di temi: uno è sicuramente il recovery fund. Lei ha sempre detto no a questo governo, ma adesso che il Premier ha portato a casa il risultato ha cambiato idea? «Il punto è un altro: quello che Conte sta facendo con i soldi non sta funzionando. E’ evidente dalla Cassa integrazione, fondo perduto alle imprese, la scuola è un disastro. Conte certamente è stato bravo nel consiglio europeo, ma non ha ottenuto il recovery fund, quello è stato ottenuto dai tedeschi per far chiudere il programma della Bce a giugno prossimo». Quindi cosa succede adesso, visto che nel suo libro, cito, lei dice che “il tempo è finito”? «Noi avremo molti meno soldi dalla Bce e molti di più nel recovery fund, che saranno molto molto vincolati, altro che Mes. Quindi questa retorica per cui “avremo un sacco di soldi” è una retorica da pazzi e la gente coltiverà aspettative che non esistono».

Voi siete sotto il 5%, è pronto ad allearsi con Renzi? «No, per niente perchè ho modo di fare politica diversa, Renzi appoggia questo governo, mentre la strada che stiamo facendo noi è più complessa. Io sono per lo sbarramento al 5% e noi dobbiamo superarlo e la destra l’ha saputo dimostrare. La Meloni per stare dove sta, dall’1% ci ha messo 4 anni, noi ci abbiamo messo 8 mesi». E come guarda  a +Europa? «Porte aperte, siamo anche pronti a fare un partito unico, ma sono loro che non lo vogliono fare, non so perché». 

Che fine ha fatto la sua richiesta al prefetto per commissariare Roma annunciata a RomaToday? «L’abbiamo fatto tante volte, abbiamo provato a mandarla avanti, ma poi deve passare per il governo e questo governo non l’avrebbe mai approvata e adesso siamo tutti nell’imbuto dell’elezioni. Continuo a pensare che chiunque vada a Roma i problemi di Roma non li risolve. Roma ha bisogno di un commissario con poteri speciali e che non sia influenzabile dalla politica».

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