Piazza Pertini, Tombolini: «Da dormitorio a luogo d’incontro per l’Ancona che vogliamo»

«Piazza Pertini manca però di una sua identità. E’ completamente avulsa dal sistema delle piazze del centro storico»

«La piazza cara ad un sindaco repubblicano storico come Guido Monina sarebbe dovuta restare con gli alberi e basta. La piazza che in molti già chiamavano affettuosamente piazza Monina aveva in precedenza una sua precisa funzione avendo ospitato il panificio militare. Dismesso ed abbattuto l’edificio che sfornava ogni giorno e per anni pane fresco per soldati e  cittadini, la piazza non ha più avuto …pace. Ci si è messo mano più volte, perfino ricorrendo ad un concorso per idee. Vi sono stati spesi dapprima miliardi di lire, poi milioni di euro. Un pozzo senza fondo per avere una piazza (poi dedicata a Sandro Pertini) senz’anima dove la Mater amabilis di Trubbiani è stata negligentemente relegata a ruolo di comprimaria per il palazzone degli uffici finanziari. Ci sono è vero i ragazzi dello skateboard, ci sono i calcinculo messi dalla giunta nelle occasioni…importanti, ci sono le tendopoli per il cioccolato e per altre iniziative eterogenee, qualche torneo estivo. Piazza Pertini manca però di una sua identità. E’ completamente avulsa dal sistema delle piazze del centro storico. Ci dorme qualche clochard, ci gozzoviglia qualche ubriacone». Così il candidato del centrodestra Stefano Tombolini. 

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«Ecco, al di là dei faremo o dello stiamo per fare, su piazza Pertini abbiamo le idee chiare. La Mater Amabilis avrà il centro scena che merita e sarà fulcro della nostra profonda rivisitazione da fare senza spendere altri miliardi della collettività, favorendo quel mecenatismo illuminato che Ancona è in grado di attrarre. Noi pensiamo infatti ad uno spazio pubblico attrezzato in grado di rispondere alle esigenze plurime della città. Uno spazio coperto dove la città possa ritrovarsi, dove gli anziani possano trascorrere dei momenti di serenità. Ma anche una struttura destinata alla pratica dello sport, destinata soprattutto ai giovani. Ad una parte di quei 15 mila universitari che impreziosiscono la nostra quotidianità. Ad una struttura polifunzionale che potrebbe essere gestita da giovani allenatori, da giovani personal trainer. Davvero un modo diverso di riempire di vita una parte di città che oggi riflette il vuoto progettuale di una sindaca di una giunta, di una classe dirigente  oramai solamente e desolatamente arroccate in difesa di un sistema di potere che la città non tollera più».

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