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Daniela Diomedi

Daniela Diomedi

AnconaToday incontra i candidati a sindaco, ecco la città che immagina Daniela Diomedi

AnconaToday incontra i candidati a sindaco della città di Ancona. Il quarto è il consigliere comunale uscente Daniela Diomedi che mette tra le priorità del programma l'assistenza ad anziani e disabili

AnconaToday incontra i candidati a sindaco della città di Ancona e la quarta intervista è quella a Daniela Diomedi, candidata a sindaco del Movimento 5 Stelle, che risponde subito alla domanda su cosa si farà subito se gli anconetani dovessero sceglierla alla guida della città: «Sbloccare l’organizzazione e la macchina comunale. Nel mio immaginario il Comune, oltre a organizzare i beni e i servizi per i propri cittadini è un facilitatore ma questa cosa si è persa. L’amministrazione adesso è percepita come antagonista dei cittadini, un elemento di complicazione e di fruizione dei servizi. Allo stesso modo, all’interno di quella macchina c’è un malessere diffuso legato all’invecchiamento del personale, tutta la pubblica amministrazione soffre del mancato turnover, e di una forte demotivazione. Voglio agire su questi piani, rimotivando il personale e riorganizzando la macchina semplificando le procedure in modo da riavviare un processo virtuoso che avrà ricadute utilissime per i cittadini. Questo lo faremo con l’eliminazione della figura del direttore generale, di cui il Comune di Ancona non ha bisogno, internalizzando con una delega assessorile la funzione dell’organizzazione del personale e intenderò fare io stessa da motivatore per le persone che lavorano nel Comune dove comunque ci sono molti che lavorano con dedizione». L’altra priorità è «reinternare alcuni servizi basici come la manutenzione ordinaria, la città ne ha sofferto la mancanza e proprio la cattiva manutenzione apre la strada alla manutenzione straordinaria».

Porto

«Sul porto siamo nella direzione giusta nel senso che esiste l’Autorità di Sistema Portuale e di questa esistenza il M5S è stato l’artefice e il sostenitore. Nel progetto “Renzianissimo” Ancona non doveva essere sede dell’Autorità Portuale ma essere accorpata a Ravenna ed è una nostra vittoria che mi fa piacere rivendicare. Il porto è il motore economico della Regione ed è in relazione storica con la città. L’interlocuzione deve esistere ed essere costante tra Comune e Autorità di Sistema Portuale e non deve interrompersi, perché il porto è Ancona e viceversa quindi deve esserci uno scambio reciproco per le proprie competenze. Ci aspettiamo che la ricchezza che Ancona crea grazie al suo porto poi venga restituita. Vorremmo che l’Autorità di Sistema Portuale partecipasse anche alla vita della città con la manutenzione delle spiagge a nord o il rifacimento dei sottopassi. I progetti avviati che riguardano il porto vanno sostenuti e rafforzati. Ci sono situazioni nel porto che dovevano essere già risolte, lo spogliatoio e la mensa dovevano già essere inglobate nell’area di Fincantieri e speriamo che questa cosa si possa riavviare. Quella parte di porto storico deve essere restituita alla città».

Sociale

«C’è moltissimo da fare, c’è da mettere a sistema e programmare. Ancona è la città più anziana delle Marche con un’età media intorno ai 44 anni e non potremmo che peggiorare nel futuro. Non siamo attrezzati con strutture sul territorio e neppure in termini di qualità dei servizi, che sono tutti appaltati all’esterno. Di questi servizi appaltati godono 2 o 3 importanti cooperative e la qualità non è costantemente monitorata, nel tempo i servizi sono sempre più costosi e meno qualitativamente impeccabili. Abbiamo seri problemi anche con le strutture: abbiamo villa Almagià ai limiti della fatiscenza ma è l’unica che insiste sul territorio oltre alla residenza Benincasa. La domanda però è molto più alta così come per le demenze. Programmiamo ed esigiamo che sul territorio alcuni contesti vengano usati per realizzare residenze protette e modalità diverse di abitare: cohousing e social housing. Noi l’abbiamo messo nel nostro programma. Il Comune è proprietario almeno di un’area che può essere sfruttata in questo senso, l’area della ex centrale del latte dove questa amministrazione voleva realizzare un centro commerciale. Ne esisterebbe anche un’altra, non di proprietà comunale ma che insiste sul territorio comunale che è l’ex Lancisi, colpevolmente abbandonato quando era perfettamente funzionante e già il giorno dopo poteva essere riconvertito a un uso virtuoso. E’ diventato un breccio, un rudere fatiscente. Stiamo facendo l’ex Umberto I con 70 posti letto, ma quei 70 posti letto più gli 8 dedicati al fine vita non andranno a fare altro che una somma algebrica pari a zero. Villa Almagià, che è già oltre i suoi limiti, sarà infatti trasferita lì. Bisogna rafforzare i servizi a domicilio, inventarsi soluzioni anche legate al volontariato, al mutuo aiuto, condominio solidale. Su questo lavoreremo in modo fitto. Poi c’è il discorso dei disabili. Abbiamo un Piano di Eliminazione delle Barriere Architettoniche (Peba) che non si è mosso di un passo in questi 5 anni e su questo dobbiamo lavorare in modo serio. Ancona è in fondo alla classifica dell’Anmil delle città vivibili. Ho fatto un giro con un ragazzo disabile che lavora in una struttura pubblica di proprietà dell’Asur, deve essere accompagnato dalla madre al posto di lavoro perché nonostante l’accesso segnalato “per disabili” la porta si apre verso l’esterno e lui non può entrare. Siamo quasi all’anno zero. Se fate un giro dove c’è un negozio rinnovato contate sulle dita della mano quelli attrezzati per l’accesso ai disabili».

Sicurezza

«La sicurezza la fanno le persone che frequentano i luoghi, l’illuminazione e un controllo leggero che possono fare i vigili di quartiere e le pattuglie che girano. Il controllo non si fa militarizzando né mettendo telecamere in ogni dove, perché poi dietro a quella telecamera ci deve essere qualcuno che ravvisa la situazione di reato, avvisa chi di dovere e prima che si interviene l’episodio si è già consumato. Noi dobbiamo intervenire prima. Il discorso è legato anche alla percezione di insicurezza legato ad alcuni luoghi. Alcuni commercianti del Piano che sono orgogliosi del loro esercizio e dicono di passare per quelli che vivono in un quartiere pericoloso. In realtà diventa così solo nelle ore notturne. Il problema si pone dove ci sono i ghetti, perché dove la popolazione si conosce e non è omogenea il rischio che le situazioni degenerino si riduce. Sbandierare la militarizzazione può essere pericoloso. Poi c’è la repressione intransigente delle condotte dolose». C’è da controllare anche la situazione del mercato immobiliare e degli affitti?: «Il mercato è libero ma va operato un controllo. Il Comune ha il suo patrimonio. Quello che vorremmo fare noi è il monitoraggio dei territori, consolidare il ruolo di facilitatori di intermediazioni culturali, creare occasioni di incontro. La prima integrazione passa per la lingua e c’è da lavorare a livello di scuole. Ho interloquito con dei preoccupatissimi abitanti del Q3 dove l’Erap sta costruendo delle stecche di edifici e hanno paura che arrivi delinquenza e emarginazione. Queste cose vanno gestite con l’interlocuzione costante di chi vive sul territorio e fare in modo che l’occupazione di quegli alloggi sia eterogenea. Un problema grosso c’è a via Marchetti dove ci sono sacche di illegalità e delinquenza che sono state tollerate. Il Comune è al corrente ma li ha paura di entrare ed è un bubbone che l’amministrazione lascerà a chi viene dopo»

Movida 

«Dopo una certa ora un contesto urbano deve subire una riduzione delle emissioni, ci sono posti che si prestano a un certo tipo di attività e altri meno. E’ una questione di buonsenso. Ancona deve essere prima di tutto ben collegata. Da qualunque parte sei tu devi poterti muovere. La città deve essere attrattiva e l’offerta non deve essere solo quella dei locali aperti per bere, le persone venendo qui debbono trovare luoghi e situazioni formative, creative e divertenti. Se questa è movida a me piace tantissimo. Se tutte le sere devi garantire che al centro puoi fare baldoria fino alle 6 del mattino è difficile conciliare. Ci sono contesti che per collocazione si prestano rispetto ai centri abitati, parlo del porto storico. La discoteca in città? Ci può stare se i ragazzi invece di andare a Senigallia hanno una discoteca qui. Il Comune non può aprire locali, può gestire tramite regolamenti rendendoli più elastici magari il fine settimana ma in ogni caso la libertà di uno finisce dove inizia quella dell’altro. Il centro non si presta alla musica fino alle 5 della mattina. Il porto antico è meno impattante rispetto al quotidiano ordinario. Se un imprenditore vuole fare una discoteca alla Baraccola si può anche considerare, poi c’è da aumentare l’offerta “non da stordimento”. Io vorrei vedere una città collegata con luoghi da frequentare dove sedersi o chiacchierare. Vedo il Guasco come un posto libero dalle macchine dove i ragazzi possano sedersi, incontrarsi, suonare, magari anche sulle scalinate. Ma questo vale in ogni punto di Ancona, abbiamo tante piazze e larghi dove si può stare anche fino alle 3 della mattina ma con il limite dell’educazione. Nel nostro programma c’è l’intenzione di censire le migliaia di realtà creative e culturale che sono in città. Mettere in rete queste realtà può voler dire creare un evento a week end per tutto l’anno».

Viabilità

«Il discorso viabilità passa attraverso il piano urbano di mobilità sostenibile. La mobilità va studiata per bene con un approccio scientifico come hanno fatto a Fabriano dove appena insediati si sono attivati per avviare il piano. Con quello razionalizzi il problema attraverso un approccio che non lascia spazio a improvvisazione ed errori e poi attingi a importanti risorse dell’UE con cui si aprono frontiere anche per rinnovare un parco mezzi. Conerobus è all’età della pietra con il 65% dei mezzi ancora a Diesel e quindi largamente inquinanti. Ad aprile il Comune ha varato il piano in cui partecipa la stessa figura che ha avallato la chiusura della stazione marittima. La rigenerazione di questa città passa per un processo razionale, solido e scientifico. L’intenzione finale è rovesciare la piramide: ora in testa c’è l’automobile, poi il mezzo pubblico, il ciclista e infine il pedone. Noi vorremmo capovolgerla

Se non dovesse vincere a chi augura il governo di Ancona? 
A nessuno, perché vinco io. 
 

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