«Basta alibi, ecco perché abbiamo perso le elezioni»

"Seppur chiaro e cristallino l’impegno di Tombolini, non mi voglio sottrarre ad un analisi più attenta e severa che individui i motivi di una sconfitta nel campo amico" ha detto l'esponente forzista

Daniele Silvetti

"La recente conferma del Sindaco Mancinelli certifica una volta di più quanto siano ancora percepite come  inadeguate e poco credibili le proposte elettorali alternative. Seppur chiaro e cristallino l’impegno del candidato ed  amico Tombolini, non mi voglio sottrarre, da esponente di centrodestra, ad un analisi  più attenta e severa che individui i motivi di una sconfitta nel campo amico più che nascondermi dietro alle solite ed  ipotetiche logiche di un “Sistema Ancona”. Sono le prime parole di analisi del coordinatore anconetano di Forza Italia Daniele Silvetti che non cerca alibi e, anzi, riconosce la vittoria della Mancinelli pesando anche le mancanze della coealizione del centrodestra. 

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"Dovendo constatare quanto sia cambiata la geografia politica in altre città della penisola mi tocca ammettere che lo schema destra/sinistra sia rimasto ormai solo nella testa di chi ha una visione antica se non addirittura romantica che nulla ha a che vedere con la realtà che viviamo. Credo invece si sia persa, per davvero, una grande occasione non avendo saputo interpretare la forte spinta critica che si muoveva da più fronti nei confronti della Mancinelli e allo stesso tempo non essendo stati capaci di convincere l’elettore contemporaneo, peraltro in costante aumento, sempre meno legato a schemi ideologici e capace di valutare in maniera autonoma volta per volta. Gli appena trentaduemila voti espressi al ballottaggio dicono a tutti gli addetti ai lavori  che la maggioranza degli anconetani non riponeva fiducia in alcuna delle proposte in campo  ma ancor di più diceva al nostro “vecchio centrodestra” che non riponeva alcuna aspettativa nel cartello elettorale che si riproponeva con le solite forme e le stesse figure. Tombolini,  poi, ha pagato il prezzo più alto quando la campagna ha assunto toni aspri ai limiti dell’offesa personale, circostanze che di sicuro non gli appartengono per cultura e storia personale. La Mancinelli ha invece  saputo mantenere la calma nei momenti critici della competizione elettorale ed è stata capace di gestire un corposo vantaggio che le derivava dalla posizione di sindaco uscente e da una serie di risultati che, piaccia o no, l’avevano accreditata come la candidata del “fare”. Le ambizioni del centrodestra tradizionale si dovranno misurare molto presto con le dinamiche nazionali ed ancor più con la capacità al suo interno di compiere quel processo di rinnovamento tanto auspicato a discapito di personalismi e sterili autocelebrazioni. La credibilità di una nuova proposta politica passa per la propria capacità di sapersi  mettere sempre in discussione anche riconoscendo in modo obiettivo i meriti ed i risultati altrui. E’ evidente che continuare con il ritornello “va tutto male” non paga. Per ora ci accontentiamo di augurare buon lavoro al rieletto sindaco Mancinelli per il bene della città, consapevoli che la partita sarà sempre più aperta che in passato e che in futuro non avremo più alibi dietro cui nasconderci.   

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