La politica buona, Altra Idea di Città dona saturimetri e mascherine: «Sosteniamo i medici dell'Usca»

"Altra Idea di Città esprime forti dubbi sulla costruzione di un Ospedale provvisorio con 100 posti letto di terapia intensiva da realizzarsi presso la Fiera di Civitanova Marche

Paola Lodolini, USCA Ancona

Con l’acquisto di 4 saturimetri, 100 mascherine chirurgiche e camici monouso, Altra Idea di Città e  i consiglieri dei CTP di Altra Idea di Quartiere sostengono e promuovono attivamente i medici dell’Usca (Unità Speciale di continuità assistenziale), che da qualche giorno hanno iniziato ad operare sul territorio dorico e aveano lanciato un appello alla donazione di saturimetri. 

"In questa fase dell’emergenza, Altra Idea di Città ritiene che la Regione Marche debba potenziare e sostenere con le risorse a sua disposizione e già raccolte le USCA e la medicina di base, dotando le stesse della strumentazione e dei dispositivi di protezione necessari, permettendo così un lavoro e un monitoraggio capillare su tutto il territorio regionale. Per questo, in un momento in cui sembrano fortunatamente diminuire gli accessi in terapia intensiva Altra Idea di Città, con una nota stampa, esprime forti dubbi sull’avanzamento dell’iniziativa promossa dal Presidente regionale Luca Ceriscioli di costruzione di un Ospedale provvisorio con 100 posti letto di terapia intensiva da realizzarsi presso la Fiera di Civitanova Marche, affidato a Guido Bertolaso e all’Ordine dei Cavalieri di Malta in maniera per nulla trasparente, dal costo presunto di 12 milioni di euro provenienti da donazioni private. Un progetto che ha già sollevato diverse opinioni contrarie anche da parte di esperti del settore, come l’ex direttore sanitario dell’Inrca Dott. Claudio Maria Maffei, il quale afferma che non solo è una operazione economicamente molto onerosa, ma che, se il progetto non dovesse servire nei tempi e numeri ipotizzati, quelle risorse economiche, tecnologiche e di personale andrebbero sprecate.  Servono quindi dati verificabili, il Dott. Maffei infatti contesta la modalità in cui sono stati previsti e analizzati i dati di fabbisogno di posti di ricovero. Ceriscioli, in una intervista del 31 marzo, sostiene che non si è potuto fare affidamento ad altre strutture dismesse in quanto hanno spazi piccoli e frammentati che non permetterebbero di organizzare una risposta univoca. Il solo ospedale di Pergola, che si trova nel cuore della provincia marchigiana più colpita da Coronavirus, conta di 120 posti letto, in unico plesso ospedaliero, così come ha ricordato il Sindaco Francesco Baldelli della cittadina pesarese. Lo stesso dicasi dell’Ospedale di San Severino Marche. La scelta di Ceriscioli va quindi in senso opposto alle linee guida di riorganizzazione del sistema sanitario date qualche giorno fa in Senato dal Ministro della Sanità Pubblica, il quale invita a identificare le strutture ospedaliere in capo al pubblico che sono state chiuse o depotenziate, in quanto già dotate delle infrastrutture necessarie per il ricovero dei pazienti e che permetterebbero quindi una gestione migliore delle risorse e delle tempistiche. Lo stesso Dott. Maffei controbatte a Ceriscioli dicendo che a fronte di economie di scala, la creazione di un’unica struttura temporanea provoca la perdita di tutto quel know-how di tecnologie e personale che già sarebbe disponibile in strutture esistenti e che la frammentarietà dei posti letto sostenuta dal governatore non ha basi fondate".

Ricordiamo che negli ultimi anni sono state chiuse da Ceriscioli e dal PD ben 13 strutture ospedaliere in centri minori e che già in tempi non sospetti, il 4 febbraio 2020, il Comitato Pro Ospedali Pubblici contestava la votazione della giunta regionale che approvava il Piano socio sanitario, il quale conferma lo smantellamento e la riduzione degli ospedali di rete, indispensabili presidi sanitari e volti ad evitare il sovraffollamento negli ospedali maggiori, spingendo invece i cittadini a ricorrere al privato. Il Comitato Pro Ospedali Pubblici denunciava inoltre come la centralizzazione delle strutture ospedaliere avrebbe causato un sovraffollamento dei pronto soccorso e dei reparti, situazione che alla luce di oggi potrebbe aver facilitato la diffusione del Covid 19 negli ambienti ospedalieri.

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Altra Idea di Città chiede quindi con forza che si ripensi al modello di intervento assistenziale dei pazienti Covid 19, evitando uno spreco di risorse verso progettualità che si basano su evidenze deboli e poco trasparenti, ma potenziando invece quei modelli assistenziali domiciliari e di prevenzione che permettono un monitoraggio più capillare del territorio, anticipando il trattamento della malattia e dando un supporto anche psicologico alle persone che si trovano ad affrontare il virus da sole.

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