Ancona si arrende ai ladri, alla sicurezza ci pensano i cittadini: il caso diventa politico

In consiglio comunale si discute della proposta M5S sul controllo del vicinato. La maggioranza cambia il testo e in aula è bagarre

Il consiglio comunale

La vigilanza nei quartieri diventa un caso politico e sbarca in uno dei consigli comunali più movimentati delle ultime settimane. Da una parte la proposta del M5S, accolta dall’intera opposizione, di impegnare la giunta nella promozione attiva di un «controllo del vicinato» nel quale i residenti, tramite il tam tam via whatsapp, segnalano alle forze dell’ordine particolari situazione sospette. Il tutto da tradursi poi in un protocollo da presentare in Prefettura. Lettura diversa da parte del blocco di maggioranza: ben venga un sistema integrato di sicurezza urbana, ma «si ascoltino le associazioni che, su base nazionale, si occupano di promuovere le esperienze di controllo del vicinato» come, appunto, l’associazione “Controllo del vicinato” che opera su scala nazionele e nelle Marche ha sede a Civitanova. Due punti di vista, un fil rouge: la certificazione politica che la percezione di sicurezza in città è ai minimi storici e che l’impegno delle forze dell’ordine necessita la sempre maggiore collaborazione della cittadinanza. Insomma la città è da annni martoriata da furti e scorribande di ladri? Lo Stato si scusa, la tasse servono sempre, ma per certe cose, la sicurezza è una delle ultime,  ci si deve rimboccare le maniche. 

Sfida a colpi di mozione

L’aria di bufera inizia a tirare quando entra in discussione la mozione presentata dal M5S sul “Controllo del Vicinato”. Il testo impegna la giunta su tre punti: elaborare un progetto aperto alla partecipazione attiva dei cittadini; promuovere incontri pubblici anche con le forze dell’ordine affinché si realizzi un sistema integrato di sicurezza urbana; prevedere depliants e corsi formativi anche nelle scuole. Di base, spiega il consigliere M5S Lorella Schiavoni, l’istituzione di una rete whatsapp tra gli abitanti di 4 o 5 condomini, l’elezione di un portavoce di zona che raccolga le segnalazioni sospette per poi girarle direttamente alle forze dell’ordine. L’ idea generale viene accolta dalla maggioranza, ma non il primo punto: «L’input non deve nascere dal Comune- ha spiegato il capogruppo Pd Michele Fanesi- quello che l’amministrazione può fare è facilitare l’informazione tramite i Ctp, ma deve essere l’associazione nazionale che deve elaborare un protocollo e metterlo a disposizione delle forze dell’ordine». Per la maggioranza la cosa più opportuna è semmai quella di promuovere e potenziare i progetti di sicurezza esistenti, dal “vigile di quartiere” alla campagna informativa contro le truffe agli anziani o al protocollo “Spunta blu” tra commercianti e questura. Si o no dunque alla mozione? “No” al primo punto del testo, “ok” agli altri due. 

L’opposizione lascia l’aula

«Se si vota contro il primo punto della propoposta il resto non ha senso, perché gli altri due sono complementari» tuonano dai banchi di opposizione. Secondo i consiglieri infatti non avrebbe senso dare il via libera alla misura senza un coinvolgimento attivo del Comune nella stesura di un protocollo. Ecco allora che il M5S propone un emendamento alla sua stessa mozione. Vengono eliminati del tutto i punti 2 e 3, per costringere la maggioranza a esprimersi sul punto ritenuto focale. Maggioranza che risponde con un nuovo testo, secondo cui il Comune si limita ad  “ascoltare e sostenere le proposte delle associazioni che, su base nazionale, si occupano di promuovere le esperienze di Controllo del territorio”. L’opposizione vede nella mossa il tentativo della maggioranza di prendersi la paternità della proposta senza però impegnare attivamente il Comune alla sua realizzazione. Al momento del voto ha quindi lasciato l’aula in blocco. 

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