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Indesit: il dibattito infuoca il Consiglio, Spacca contestato

Contestazioni dei lavoratori Indesit nell'aula del Consiglio regionale. Spacca: "Siamo dalla stessa parte". Il capogruppo del Pd Ricci ha proposto un tavolo regionale permanente. Critica l'opposizione

La Regione Marche, e più in generale le istituzioni, e i lavoratori di Indesit Company "sono dalla stessa parte". Di fronte alle contestazioni dei lavoratori Indesit nell'aula del Consiglio regionale, il presidente della Regione Gian Mario Spacca ha anticipato il suo intervento per ricordare che "sin dall'inizio la Regione ha assunto una posizione fortemente critica nei confronti della proprietà e di questa posizione manageriale" del piano di riordino del gruppo fabrianese che prevede 1.425 esuberi. Una posizione espressa al ministro dello Sviluppo Economico dallo stesso Spacca insieme al presidente della Regione Campania Caldoro. E ribadita anche ieri durante un coordinamento nazionale Fim, Fiom, Uilm a cui il governatore delle Marche ha partecipato. "Avete tutta la mia solidarietà - ha aggiunto -, ma so che non basta. Serve un confronto per far cambiare il piano e quanto meno ridurre il numero delle persone interessate". La Regione ha posto il problema "in termini di politica industriale. Questa vicenda non tocca solo un’azienda, sia pure simbolica nella storia del Paese. Tocca un settore produttivo, che è il secondo in Italia e che non possiamo perdere". Per difendere il comparto serve "una piattaforma di ricerca e innovazione che consenta di mantenere le fabbriche nel territorio, con il coinvolgimento delle Università marchigiane e campane". E tutto il confronto va fatto a livello nazionale, perché il Governo ha competenza sulle grandi imprese: "noi siamo bravi a gestire i rapporti industriali con micro e piccole imprese, le Marche hanno ricevuto un riconoscimento europeo - ha insistito Spacca - bisogna che lo Stato sia altrettanto bravo a costringere le grandi imprese a non delocalizzare".

Rispondendo ad altre critiche, Spacca ha spiegato che non si può fare leva sui contributi dati dalla Regione alla Indesit: "in tutto 317 mila euro dal 2005 al 2013 tra fondi statali trasferiti per formazione e rimborsi per attività di volontariato svolta da dipendenti Indesit per grandi calamità". Dall'incontro di ieri - ha aggiunto - è emerso che stiamo dalla stessa parte. E credo che l'Assemblea legislativa non debba vergognarsi di niente, dall'esplosione della crisi - ha rimarcato - abbiamo protetto 98 mila lavoratori in 4 anni". Ai sindacati e ai lavoratori, che per altro hanno continuato a contestarlo durante il suo intervento, ha ribadito che "se vogliamo mantenere questo comparto in Italia ed evitare la delocalizzazione, dobbiamo essere compatti e portare la nostra rabbia e la nostra disperazione a Roma. Il 16 luglio ci troveremo un’altra volta al tavolo presso il Ministero". "La nostra solidarietà non e’ fatta solo di parole - ha detto ancora -, ma di proposte e cose concrete, come è avvenuto per l'accordo di programma per la ex Antonio Merloni, tanto che sono disponibile a stralciare una parte dei fondi per aree sottoutilizzate e portarla sul progetto piattaforma innovazione da realizzare a Melano. Si tratta di 60 milioni di euro. Questi sono fatti".

Non si è calmato il clima nell'aula del Consiglio regionale delle Marche durante il dibattito tra i consiglieri regionali sulla vertenza Indesit. Raffaele Bucciarelli (Pdci-Prc) ha criticato l'ordine dei lavori, perchè avrebbe preferito che le istituzioni intervenissero in apertura del confronto e anche i consiglieri regionali "per fare sapere subito come la pensano". E poi "non si è ancora mai parlato della proprietà. Aristide Merloni aveva il rispetto per il lavoro e per il territorio che questi mercanti non hanno". Per Daniele Silvetti (Centrodestra Marche) il documento unitario da approvare al termine del dibattito non può che contenere una parola: "revoca" del piano industriale della Indesit. Giacomo Bugaro (Pdl) ha citato un’interrogazione del 2005 su crisi e delocalizzazione. "Ci hanno risposto che stavamo diffondendo paura ed eccessiva preoccupazione - ha detto -. Così non era, avevamo semplicemente riflettuto sulla specificità di un modello che stava cedendo". Quanto al piano Indesit "va chiesto con forza il ritiro e coinvolgere tutte le parti per l’individuazione di nuove prospettive". Secondo Luca Marconi (Udc) è necessario "riragionare intorno a quello che l'azienda propone, avviando un dibattito sereno, sincero e chiaro. La prima preoccupazione è la produzione -, gli ammortizzatori sociali devono essere finalizzati in questa direzione". Per Francesco Massi (Pdl) la questione della delocalizzazione assume nella vicenda Indesit "toni drammatici", sollecitando un confronto "tra famiglia Merloni e istituzioni". "Negli ultimi quaranta anni – ha detto - tutti i ministri, di qualsiasi colore, sono passati per Fabriano facendo omaggio alla Indesit: la famiglia Merloni ha dato tantissimo a questa regione, alla politica, ma ha anche avuto molto. Proprio per questi motivi dobbiamo chiederle una presenza forte ed un confronto di alto livello con le istituzioni". Il capogruppo del Pd Mirco Ricci ha proposto un tavolo regionale permanente sui temi della crisi economica e l'approvazione di un documento unitario. "Ci deve essere – ha detto – un obiettivo comune senza la ricerca di facili demagogie". Giovanni Zinni (Pdl) ha proposto "una protesta corale, lavoratori ed istituzioni, nei confronto del Governo centrale". Per Giulio Natali (Centrodestra Marche) "l'interlocutore diretto nella vicenda Indesit appartiene al mondo politico: dobbiamo sapere veramente quello che vuole fare la proprietà, che ha il dovere di confrontarsi direttamente con la Regione". Per Francesco Acquaroli (Centrodestra) la politica deve fare autocritica: "la crisi poteva e doveva essere affrontata in maniera diversa anche nelle Marche". Piena solidarietà ai lavoratori da parte di Enzo Giancarli (Pd) e richiesta per il ritiro del Piano da parte di Massimo Binci (Sel).

"Sulla vicenda Indesit non siamo stati sicuramente con le mani in mano", ha affermato l'assessore al Lavoro Marco Luchetti ricostruendo tutte le tappe del confronto con la proprietà dell’azienda e con il ministro Zanonato, che - ha ricordato - ha garantito un aumento degli investimenti per la ricerca, vitali per il settore al centro dell’attenzione. E Luchetti non ha mancato di evidenziare che esistono sul territorio, comunque, altre situazioni molto difficili come quella della Tecnowind.

"Sono venuti meno i trasferimenti statali per la coesione sociale, ma abbiamo deciso di utilizzare le risorse regionali per un’azione di protezione dei lavoratori - ha detto invece l'assessore alle Attività produttive Sara Giannini -. Questo è un patrimonio di tutti, del Consiglio regionale nella sua totalità". E nell'ottica di un disegno di politica industriale "a noi interessano le Marche". Chiudendo il dibattito, il presidente Spacca ha ribadito che istituzioni e lavoratori sono sulla stessa posizione: "noi abbiamo detto subito che il piano era inaccettabile, andava ritirato e rimodulato secondo una strategia di politica industriale". Il documento dei sindacati quindi "è recepibile, ma non basta, bisogna dare indicazione su una strategia complessiva, aggiungiamo la richiesta gia’ presentata di istituzione di una piattaforma di innovazione, ricerca da fare a Melano". Spacca ha invitato anche il Consiglio regionale a occuparsi degli ammortizzatori sociali e su "altre vertenze", ma bisogna anche rilanciare il fatto che le Marche hanno "meno trasferimenti e investimenti dallo Stato per l'economia. Siamo l'unica regione senza un istituto di ricerca e da 22 anni non c'è più un ministro marchigiano ne’ di centro destra né di centrosinistra".

Un'ultima annotazione il governatore l'ha riservata alla delocalizzazione: "non è giusto dire che la Regione Marche ha sostenuto finanziariamente progetti di delocalizzazione. Al massimo abbiamo sostenuto micro imprese ad acquisire quote di mercato in Paesi lontani. E l'attività nell'est Europa di alcune aziende ha permesso di mantenere le fabbriche nelle Marche". E su Indesit "abbiamo svolto un'azione responsabile e tempestiva".

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