Giovedì, 18 Luglio 2024
Politica

Niente 'tavolo di lavoro' dedicato ai rider: la commissione consiliare boccia la proposta

L'iniziativa a sostegno dei ciclofattorini è stata promossa dal consigliere Francesco Rubini. La maggioranza tuttavia ritiene che il tema non vada trattato in consiglio ma dalla consulta per il commercio

ANCONA – Con quattro voti contrari e tre a favore l’ottava commissione ha espresso parere negativo alla proposta di istituire un tavolo di lavoro utile a occuparsi dei rider e della loro situazione. L’iniziativa è stata promossa dal consigliere di Altra Idea di Città Francesco Rubini. Pur apprezzando e lodando l’interesse e il principio che hanno mosso il leader di Aic a riguardo della categoria un tempo nota come quella dei ‘fattorini’, i colleghi della maggioranza hanno ritenuto che «Il contratto di lavoro è un qualcosa che non riguarda il consiglio comunale e i punti di ristoro non si sa a chi finirebbero a carico» ma hanno tuttavia invitato il collega a proporre il tema odierno «nella consulta per il commercio» terreno di discussione a loro modo di vedere più consono.

Rubini nell’esporre il problema ha fatto notare come «Il fenomeno dei rider sia ormai radicato anche nella nostra città. Si inserisce all’interno di quella che ritengo essere una deriva del commercio che va nella direzione opposta a quella sostenibile, sia dal punto di vista urbano che dei diritti dei lavoratori». Descritto questo quadro, secondo l’esponente di opposizione «sta alla politica, anche quella locale, permettere a queste persone di svolgere il proprio lavoro in condizioni dignitose, dato che spesso vengono sfruttati e quasi sempre operano in condizioni complicate». Per tutti questi motivi Rubini ha formulato le seguenti richiesta «Che venga istituito un tavolo di lavoro con le piattaforme di delivery e le sigle sindacali. Una mappatura per conoscere quanti rider lavorano in città, per chi lavorano che tragitti devono compiere e con quali mezzi specifici, istituendo un elenco o albo dei rider su base volontaria». Infine, quello forse più suggestivo, vale a dire creare dei punti ristoro che rubini definisce: «bike station. Vale a dire degli spazi cogestiti dove il soggetto può far sostare il mezzo e ricaricarlo, riposarsi e con un bagno utilizzabile». A tal proposito, sempre il consigliere di Aic, ricorda come «tempo fa si pensava di ritrasformare il casottino in disuso di piazza Pertini».

Idee e proposte politiche che hanno trovato l’appoggio di Massimo Mandarano di Italia Viva che ha rimarcato come il mondo dei rider sia «resta un universo sommerso, con importanti turni di lavoro e paghe basse. Un contratto diverso sarebbe importante». Sul tema Carlo Maria Pesaresi di Ancona Diamoci del Noi ha aggiunto che «anche il parlamento europeo ha adottato una nuova direttiva per tutelare chi lavora in simili piattaforme. Una pronuncia del consiglio comunale, nei limiti di nostra competenza, sarebbe auspicabile». Giacomo Petrelli del Partito Democratico ha sottolineato come, secondo lui «occorre promuovere le nostre imprese, ma non per questo vanno demonizzate le piattaforme digitali. Rubini però ha puntato un faro su una classe di lavoratori dalle condizioni particolarmente svantaggiate e non degne del nostro paese. Apriamoci quindi per capire le loro necessità». Mirella Giangiacomi anche lei del Pd ha concluso la serie degli interventi a favore: «Ci sono tante categorie di persone sfruttate, è vero. Ma il tema dei rider riguarda un mondo in evoluzione e riguarda le organizzazioni che gestiscono i contratti, non dei piccoli esercenti. Trovare un ristoro per queste persone è così semplice e di possibile realizzazione che non vedo perché non farlo».

Jacopo Toccaceli, capogruppo di Fratelli d’Italia ha aperto le considerazioni dei consiglieri di maggioranza: «Condivido tutto quello che è stato detto. Ciò che però mi allontana da voi è la concezione di lavoro. Non vedo ‘padronati’. Anche chi gestisce un esercizio è un lavoratore con i suoi obblighi e i suoi diritti. E spesso il piccolo commerciante di vicinato è molto più vessato del rider. Dalla burocrazia assurda ad esempio. La stessa piattaforma digitale, a cui gli esercizi si convenzionano, chiedono il 20% sul lordo e il foro competente è Barcellona. È il fenomeno delle piattaforme online – è sempre Toccaceli a sostenere - che va combattuto. È un progetto per distruggere il tessuto economico vero. Ma non possiamo farlo noi del consiglio comunale. Le nostre competenze sul tema sono nulle. E sui servizi da mettere a disposizione: perché i rider sì e un ragazzo che magari si forma in cucina o chi fa le vendemmie no?». Secondo il capogruppo di Fdi a ogni modo «l’argomento è interessante e può essere riproposto nell’ambito della consulta per il commercio. Anzi lo vedo proprio opportuno».

Sulla stessa linea si è espressa Angelica Lupacchini, sempre di Fdi: «Noi non vogliamo nemmeno demonizzare il delivery. Sul punto di ristoro sarebbe una cosa meravigliosa, ma allo stesso tempo ci sono comunque dei limiti. Ad esempio uno di Agugliano non può comprare ad Ancona. Però grazie Rubini per aver acceso una luce su questo tema che ritengo anche io vada trattato nella consulta per il commercio». Fabiola Fava anche lei del partito di Giorgia Meloni: «Come mai presentate tutte queste domande adesso? Avete governato per 20 anni. Non ho capito come mai arrivano tutte adesso». Fava si riferisce con ogni probabilità al sostegno all’iniziativa da parte del centrosinistra, visto che nell’intero consiglio comunale Francesco Rubini è l’unico a non essere mai stato in maggioranza né direttamente né indirettamente in passato come ora. Fabrizio Andreani di Ripartiamo dai Giovani: «La pizzeria che da la pizza al rider deve pagare il ristoro del fattorino di Ancona? Oppure deve essere la grande multinazionale? Andrebbe chiarito e comunque non vedo simili grandi imprese interessate alla cosa. Il Comune di Ancona mi pare che sul tema poco possa dire». Ha concluso la serie degli interventi contrari Giuliano Giordani del Comune di Ancona, dato che l’assessore al Commercio Angelo Eliantonio era impegnato in una riunione: «Il tema non è di competenza del Comune. È un contratto e un servizio tra privati, ma dal punto di vista tecnico non c’è molto altro da aggiungere per quanto riguarda le competenze amministrative».

Rubini, amareggiato ma non abbattuto, ha così contro risposto a tutti: «Non sono stupito, soprattutto rispetto alla moda degli amministratori locali di nascondersi dietro all’assenza di competenze. Ma aldilà delle competenze ci sono opportunità e spazi politici per agire in contorno alla legge. Inoltre nel caso specifico i tavoli di lavoro si possono istituire».

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Niente 'tavolo di lavoro' dedicato ai rider: la commissione consiliare boccia la proposta
AnconaToday è in caricamento