Lunedì, 14 Giugno 2021
Politica

Vallesina, il Comitato civico: "Lo strano biogas dei burocrati"

Il Comitato per la Tutela della Salute e dell'Ambiente della Vallesina sul convegno promosso dalla Regione Marche sulle rinnovabili. Ecco il comunicato stampa

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di AnconaToday

"Si è svolto lo scorso venerdì 8 giugno 2012 presso la Regione Marche un convegno  sul tema “Impianti per la produzione di energia rinnovabile: poteri e responsabilità degli amministratori pubblici”, con particolare riferimento alla nuova LEGGE REGIONALE 26 marzo 2012, n. 3 “Disciplina regionale della valutazione di impatto ambientale: V.I.A.”: Relatori: V.Solazzi, Presidente del Consiglio Regionale; Arch.Antonio Minetti, Direttore Servizio Ambiente Regionale; L.Guidi, avvocato amministrativista; L.Passanisi, Presidente del TAR Marche.

Riteniamo poco confortante e piuttosto inopportuno, per un convegno in cui, di fatto, si è per larga parte difeso l’operato della Regione e la bontà di certi impianti (ad es. le innumerevoli centrali a biogas che ci vengono propinate nei nostri territori), vedere fianco a fianco  massimi dirigenti della Regione, contro il cui operato vi sono ricorsi pendenti da parte dei cittadini, con il Presidente del TAR Marche, ruolo per eccellenza super partes.

Ancor più preoccupante che, neanche in premessa del convegno, nessuno degli illustri relatori abbia minimamente accennato nella propria relazione ad un lievissimo dettaglio: quella Legge regionale oggetto del convegno, a due mesi dalla sua approvazione è stata impugnata davanti alla Corte Costituzionale da parte dal Consiglio dei Ministri, con delibera del 25 maggio, per forti ed evidenti motivi di incostituzionalità e di violazione delle normative comunitarie di alcune sue parti.

Citiamo solo alcuni dei motivi di censura da parte del CdM, che richiamano le considerazioni di buonsenso che spesso cittadini e comitati ripetono da anni. Ad esempio, l’esclusione dalla VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) di certi impianti, in base a soglie che tengono conto esclusivamente della potenza degli stessi, senza considerare il contesto, il cumulo con altri progetti, la capacità di carico ambientale dei diversi territori, le caratteristiche dell’impatto potenziale in riferimento alle aree geografiche ed alla densità della popolazione interessata. Altra censura, deriva da come la Regione tratta l’informazione ai cittadini in relazione ai progetti, e quindi la possibilità di esercitare il diritto dei cittadini stessi a poter intervenire nei procedimenti autorizzativi. In verità, questa parte dell’ impugnazione non ci sorprende, considerando che sono sempre più numerosi i casi in cui i cittadini vengono a scoprire di una centrale da insediare “sotto casa” solo quando vedono già le ruspe in opera nel cantiere già attivato, senza di fatto alcuna possibilità quindi di poter dire nulla prima! Davvero desolante che sia toccato ai cittadini durante il dibattito al convegno dell’ 8 giugno tirar fuori il tema dell’impugnativa del CdM davanti alla Corte Costituzionale, abbinata ad una domanda di buonsenso: “Come fa la Regione ad andare avanti comunque con gli iter? Perché non si ferma in attesa degli esiti del ricorso? Perché continuare ad approvare certi impianti, escludendoli magari dalla VIA o approvandoli in base alla normativa impugnata? Cosa succede se questi vengono costruiti senza VIA e successivamente la Corte Costituzionale ci dice che invece andavano assoggettati alla VIA o almeno a procedura screening? Verrebbero poi smantellati, bloccati, ri-autorizzati? E, nel caso, chi paga?”

Come quasi sempre accade quando ci parlano di queste meravigliose centrali che tanto piacciono ad alcuni burocrati o ad alcuni sindaci, si ricorda l’Europa che imporrebbe quote obbligatorie di energia rinnovabile e, quindi, a dire di  certi nostri dirigenti o amministratori, nuove centrali, ma si dimentica l’Europa che ci impone il rientro nei limiti di legge per il troppo inquinamento della nostra Regione, pena sanzioni pesanti a carico dei cittadini. In un contesto in cui si rischiano multe per troppo inquinamento e quindi, per violazione dei diritti dei cittadini, si pretenderebbe di aggiungere ulteriore inquinanti, invece di avviare un risanamento serio e strutturale.

Da notare che la Regione Emilia Romagna, che pur ci è talvolta capitato di criticare assieme agli amici di diversi comitati di quella regione con i quali siamo in contatto, ha recentemente approvato una Delibera di Giunta Regionale, la DGR 362 del 26 marzo 2012 (ironia della sorte, stessa data della nostra legge Regionale sulla VIA!) che nelle nelle aree di superamento e nelle aree a rischio di superamento dei valori limite per la qualità dell’aria impone alle aziende che vogliono realizzare impianti a biomasse sopra i 250 kW, di presentare assieme al progetto sostanzialmente una proposta per la riduzione contestuale dell’inquinamento tale da assicurare una “un saldo almeno zero a livello di emissioni inquinanti per il PM10 e il NO2”.  Una clausola di salvaguardia dell’Ambiente, e quindi della Salute e dei Diritti, di buonsenso ed ovvia che richiediamo da anni e che, come spesso accade per le richieste di buonsenso nel nostro Paese, è rimasta ignorata dai nostri esperti e politici regionali. Ora, questa richiesta, è divenuta diritto e normativa in una Regione italiana a noi confinante. Con tutte le conseguenze, anche amministrative e giuridiche che questo comporta.

Fra gli esperti autorevoli del convegno dell’8 giugno, nessuno ha ritenuto di fare neanche un breve accenno ai cosiddetti costi esterni, ovvero i costi in termini di possibili svalutazioni immobiliari o causati dall’impatto ambientale e sanitario, che vanno come sempre a ricadere sulla collettività. A differenza dei lauti guadagni che questi impianti portano, rigorosamente riservati ai privati che li propongono, anche se basati in gran parte su incentivi pubblici,  pagati, ancora una volta, proprio da noi cittadini. Nessuno ha accennato, ad esempio, al progetto Externe dell’Unione Europea volto proprio a quantificare, e quindi a poter anche mettere a carico dei proponenti, questi costi. Nessuno ha accennato, ad esempio, che, seppur blandamente, nel PEAP (Piano Energetico Ambientale Provinciale) della provincia di Firenze si incomincia a parlare di questi costi.

Costi alla collettività, in termini economici, ambientali e quindi sanitari, guadagni ai privati, possibili violazioni addirittura dei dettami costituzionali ed europei. Questo il quadro più o meno desolante che si configura nella nostra Regione, nonostante l’impegno di Dustin Hoffmann…  

Un quadro che può contribuire ad aumentare i contenziosi ed il malessere sociale, in un momento in cui i cittadini, per i quali i soldi non ci sono mai, assistono all’ignobile spettacolo di vedere che per certi impianti inquinanti quanto inutili e spesso proposti da “soliti noti”, i soldi ci sono sempre.

In tale contesto preoccupante e contingente, la seppur interessante discussione sulla individuazione delle aree non idonee agli impianti rischia di trasformarsi in poco più del solito “oggetto di distrazione di massa”, dal momento che, a causa di ovvie tempistiche necessarie all’iter di legge richiesto, poco potrebbe incidere sui procedimenti autorizzativi in corso e sugli impianti già cantierati.

Cosa aspettano invece i Sindaci a richiedere e mettere in maniera stringente in mora la Regione affinché si fermino immediatamente gli iter e si proceda con celerità per evitare possibili danni ai cittadini? Devono essere ancora una volta i cittadini  dover procedere da soli per difendersi?

 

Poiché anche il territorio di Jesi, già fortemente provato dal punto di vista ambientale, è messo nuovamente “sotto attacco”, con la proposta di almeno tre centrali nell’arco di pochi km (Camerata Picena, Coppetella, e Castelbellino) cui si aggiunge il progetto di biodigestione dei rifiuti che Multiservizi vorrebbe realizzare nei pressi del depuratore, chiediamo immediatamente un incontro urgente al neo Sindaco, massima autorità sanitaria, ed al neo assessore all’Ambiente Cinzia Napolitano per esporre in maniera più approfondita quanto sopra evidenziato, confidando in una azione immediata in risposta a certi comportamenti che i cittadini ritengono non più accettabili.

Contestualmente, organizzeremo a stretto giro a Jesi un meeting cui potranno partecipare cittadini e comitati interessati alla difesa dei loro territori, per organizzare le azioni comuni da intraprendere a difesa dei nostri diritti.

Jesi, 13 giugno 2012"

Per il Comitato per la Tutela della Salute e dell'Ambiente della Vallesina
Il Presidente
Marco Gambini-Rossano

 

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Vallesina, il Comitato civico: "Lo strano biogas dei burocrati"

AnconaToday è in caricamento