Cibo, la Regione dà il via alla creazione di nuovi distretti

La Giunta regionale oggi ha infatti approvato i criteri per la creazione e il riconoscimento dei distretti, che di fatto, superano quelli che la normativa nazionale gia' individuava come "Distretti rurali e agroalimentari di qualità"

Azienda agricola (foto di repertorio)

ANCONA - Con in tasca un patrimonio enogastronomico di 37 certificazioni di qualita' - di cui 21 vini - centomila ettari a biologico (il 20% della superficie agricola utilizzata), oltre cento prodotti "Qm- Qualità garantita dalle Marche", 154 prodotti nell'elenco regionale dei prodotti tradizionali e i dieci presidi Slow Food, la Regione si avvia a creare i "distretti del cibo".

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Con l'obiettivo di valorizzare ulteriormente il binomio tra prodotto e territorio. La Giunta regionale oggi ha infatti approvato i criteri per la creazione e il riconoscimento dei distretti, che di fatto, superano quelli che la normativa nazionale gia' individuava come "Distretti rurali e agroalimentari di qualità". Si tratta, evidenzia la vicepresidente Anna Casini, assessore all'Agroalimentare, di uno "strumento innovativo e strategico mirato a favorire lo sviluppo territoriale, la coesione sociale, la sicurezza alimentare, la diminuzione dell'impatto ambientale delle produzioni agricole". Tecnicamente la delibera della Giunta regionale applica, nelle Marche, la legge 205/2017. Con successivi atti si prevedranno le incentivazioni per favorire l'istituzione dei Distretti. La Regione, negli ultimi due periodi di programmazione del Programma di sviluppo rurale ha incentivato forme di aggregazioni territoriali, come i sei accordi agroambientali d'area e i 14 filiera (sei agroalimentari e otto mercati locali). Solo i primi hanno coinvolto 884 partecipanti e interessato una superficie di 29.179 ettari.

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