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Corteo di CasaPound (foto d'archivio)

Corteo di CasaPound (foto d'archivio)

CasaPound non fa un passo indietro, sabato il corteo: «Invitiamo i cittadini a partecipare»

«Difficilmente comprendiamo come una legittima  iniziativa che risponde ad una precisa indicazione dello Stato per il Giorno del Ricordo possa essere considerata un gesto provocatorio» 

Non si placano le polemiche a seguito delle iniziative di CasaPound ad Ancona. Dopo l'affaire Di Stefano, è la volta del consigliere regionale Busilacchi che chiede al prefetto di annullare il corteo di sabato indetto dal movimento per la Giornata del Ricordo delle vittime delle foibe e degli esuli. 

«Difficilmente comprendiamo come una legittima  iniziativa che risponde ad una precisa indicazione dello Stato per il Giorno del Ricordo possa essere considerata "un gesto provocatorio» - si legge nella nota diffusa da Andrea Lamona, responsabile regionale di CasaPound - «né tanto meno come la stessa sia in contrasto con altre iniziative dello stesso tenore in città. La polemica risulta sterile e in totale contrasto con una legge che sollecita tutti, indipendentemente dallo schieramento ideologico, a ricordare con qualunque iniziativa il dramma delle migliaia di italiani infoibati ed esuli - continua Lamona - e non siamo disposti ad accettare patenti di legittimità dal consigliere Busilacchi e dai firmatari della richiesta al prefetto di Ancona». 

«Respingiamo altresì le supposte" Motivazioni di ordine pubblico» addotte dal consigliere, in quanto le nostre manifestazioni da sempre si svolgono nel rispetto della città che le ospita e della cittadinanza - precisa nella nota Lamona - Gli episodi di disordini e violenze sono sempre ascrivibili ai sinceri democratici che cercano di impedire il civile svolgimento delle nostre iniziative. Nel ribadire il regolare svolgimento del corteo che partirà da Piazza Diaz alle 18 - conclude Lamona - invitiamo I cittadini anconetani ad aderire alla nostra e alle altre iniziative a memoria di un dramma spesso volutamente ignorato e negato da coloro che cercano di impedirne la celebrazione».

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