Aiutare emarginati e disoccupati, il Comune sperimenta la casa di quartiere e il custode sociale

Non è un ufficio di collocamento perché non si parla di mera ricerca di un posto di lavoro, ma di ridare un lavoro a chi è finito ai margini e chi vive una condizione di fragilità generale

Emma Capogrossi

Tornare nei quartieri, nelle vie delle periferie, riavvicinarsi al cittadino per andare ad intercettare quel disagio sociale troppo spesso nascosto nelle 4 mura di una casa a cui un Comune, da solo non è in grado di rispondere. E’ il primo passo del progetto “Un quartiere in Comune” voluto dall’amministrazione dorica e che pochi giorni fa ha ricevuto il finanziamento extrabudget di 700mila euro da parte di Cariverona per iniziare a sperimentare una nuova idea di politica assistenziale al cittadino, ideata e promossa dall’assessore ai dei Servizi Sociali Emma Capogrossi. Come si traduce? Un nuovo spazio, una nuova figura istituzionale e un nuovo piano. Lo spazio sarà quella di una casa che si chiamerà casa di quartiere, che diventi punto di riferimento per i residenti della zona e dove dovranno gravitare gli operatori sociali, ma anche i volontari civici per intercettare i malumori della zona, come anche luogo per eventi, ascolto e incontri. Il padrone di casa, anzi della casa di quartiere, sarà la nuova figura, cioè il custode sociale: una persona incaricata di fare da antenna nel quartiere per individuare casi socialmente disagiati e farsene carico. Infine il piano di azione volto al reinserimento lavorativo di chi, a causa di quel disagio, che può essere umano ed economico, non riesce a ritrovare una collocazione nella società anconetana. 

Non è un ufficio di collocamento perché non si parla di mera ricerca di un posto di lavoro, ma di ridare un lavoro a chi è finito ai margini e chi vive una condizione di fragilità generale. «Lo possiamo fare con le borse lavoro e la formazione professionale - ha detto proprio il sindaco Mancinelli durante l'intervista rilasciata ad AnconaToday- Partecipano già Confindustria e 30 associazioni di categoria e volontariato. Non è la risposta alla disoccupazione ma parliamo di interventi mirati da mettere in campo con finanziamenti extra bilancio». Dunque già a settembre dovrebbe partire la sperimentazione nel quartiere Brecce Bianche per i prossimi 3 anni. L’immobile dove far sorgere la casa di quartiere c’è già e dovrà diventare lo snodo tra Comune e quartieri. 

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