Partito Democratico: circa 250 le tessere per il nuovo anno, "numeri allarmanti"

Un dato che deve far riflettere sia per il segretario comunale del partito Stefano Perilli, sia per il coordinatore del 4° circolo Giovanni Marcelli. Entrambi hanno dato la loro lettura del crollo del tesseramento

Tesseramento Pd  per l'anno 2013. I numeri non sono certo dei più felici: intorno alle 250 sono le tessere richieste dai fedelissimi del centrosinistra anconetano. Tra i noti, a dire di no alla tessera del Pd, c'è stato anche Ezio Gabrielli. Un calo che non può non indurre ad una riflessione da parte della segreteria democratica dorica.

“Siamo dentro la crisi delle istituzioni. Quindi anche ad Ancona subiamo questa cosa quà – ha commentato il segretario comunale Stefano Perilli - La gente non crede più in questa forma di partecipazione. C'è una crisi di autorevolezza. Penso che se facciamo un congresso in cui discutiamo i problemi della gente le cose possono migliorare”.

In sostanza il segretario democrat, pur vedendo il dato con preoccupazione, ritiene la cosa in armonia con i tempi, che stanno sempre più modificando le forma di partecipazione, in un mondo in cui un tweet spesso sostituisce un comunicato stampa. Dunque le tessere non sarebbero più la cartina di tornasole della partecipazione politica? “Basta guardare alcuni incontri organizzati da Civati dove ho trovato moltissimi giovani e famiglie. Se viene Renzi fa sempre il pieno. La gente non crede più nella forma della partecipazione della tessera, non vuole più far parte di un elenco che aderisce al circolo ricreativo”.

Eppure alle ultime elezioni doriche ha vinto l'astensione. “Il 33 % di astensione di oggi, 15 anni fa era impensabile. Adesso faremo iniziative pubbliche in cui inviteremo un po' di persone che attirano, dove si parla di politica e vediamo un po'. Poi i congressi che comunque innescano un po' di interesse e dibattito”. In ogni caso quando si parla di crollo di partecipazione i primi ad allontanarsi dalla politica sono i più giovani e proprio il Pd ad Ancona, oltre ad aver avuto una defezione all'interno dei movimenti giovanili, ha anche candidato molti giovani alle ultime elezioni, facendone entrare solo due: Federica Fiordelmondo e Michele Fanesi. Si sbaglia nel rispondere alle istanze? “Secondo me un partito che punta al 30%, a seconda di dove ti trovi, è un partito di massa e non può essere il partito dei giovani, dei pensionati e delle partite iva, se no non potrebbe avere quel consenso. Diciamo che un errore è stato il fatto che io sono stato sempre dietro questioni amministrative e non ho fatto politica. Un errore comunque indotto dalle ultime crisi amministrative” ha ribadito il segretario Perilli".

Ad alzare il livello dell'allarme e a mettere in guardia da una situazione di partito in cui ci si culla troppo sugli allori è Giovanni Marcelli, 32 anni, coordinatore del quarto circolo del Pd e ex candidato alle scorse elezioni comunali.

“Io condivido quello che ha detto Perilli se l’analisi in termini critici e costruttivi. C’è auto critica anche da parte mia, ma c’è ancora mentalità diffusa nel pd veicolata soprattutto dalla parte della classe dirigente che non vuole farsi da parte e da alcuni giovani cresciuti con quel retaggio lì. La mentalità per cui ancora la vita di partito possa viversi come si viveva 10 anni fa o più. Questa cosa qua è finita, non do giudizio di merito ma è un dato di fatto. Il Pd si dia una mossa su questo perché è ancora troppo intriso di retorica fine a se stessa e si sporca poco le mani con iniziative politiche. Penso ai 12 referendum proposti dai radicali, il Pd è l'unica forza politica che non si è espressa. Il numero di queste tessere è un allarme se però in prospettiva politica vogliamo cambiare le cose, mentre se vogliamo conservare lo status quò ci basta ancora. Però quel quello che vorrei io è un'altra cosa perché il pd non è percepito come partito di grande apertura e innovazione.”

Dunque come dare una scossa ad un partito che viene troppo percepito come inconcludente? “Bisogna provare – prosegue Marcelli - a fare politica in modo diverso. Per esempio con iniziative che coinvolgiamo direttamente i cittadini. Penso proprio ai referendum, ma anche referendum di 4 anni fa, dove il pd si accodò solo successivamente. Il Pd paga sempre il fatto che, certe questioni che potrebbero essere portate avanti in prima fila, la evita a priori e nemmeno la prede in considerazione.”

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