Caccia nelle aree protette, la Regione aggira il Consiglio di Stato

Il consiglio regionale per ovviare alla sospensiva punta sui vecchi piani faunistici provinciali in attesa di un piano unico entro fine 2019

Un emendamento per aggirare la sospensione del Piano venatorio decisa dal Consiglio di Stato. È stato approvato dal consiglio regionale una modifica alla legge regionale che ripristina la situazione pre sentenza. Ovvero che si potrà cacciare il cinghiale nei siti Natura 2000 che, secondo le associazioni degli agricoltori, Coldiretti su tutti, sono le più sensibili per quanto riguarda la presenza di aziende sul territorio ma anche per il tasso di proliferazione degli ungulati. Discussione in Assemblea tutta dedicata alla caccia. Con ben 7 proposte di leggi presentate ma solo due adottate nel documento finale passato in Commissione: una riduzione della sovrattassa per l’iscrizione dei cacciatori agli Atc (dall’50 al 30% per le iscrizioni dopo il primo agosto) e l’iscrizione sul tesserino degli animali solo dopo l’effettiva abbattimento. Più l’emendamento che mantiene invita i piani faunistici provinciali. «Questo consentirà di ripristinare il calendario venatorio, attualmente sospeso dal Consiglio di Stato lo scorso 24 ottobre – ha spiegato Gino Traversini, relatore di maggioranza - è il nostro contributo per dare una risposta veloce non solo al mondo della caccia, che non ha piacere di vedere ridotto del 50-80% lo spazio di caccia, ma anche per arginare la fauna selvatica, i danni agli agricoltori e i pericoli per la pubblica viabilità. Soprattutto nelle aree interne, non andare a caccia in questo periodo aumenta la presenza dei cinghiali. Attualmente in Italia non ci sono regioni che hanno approvato il piano faunistico regionale dopo l'entrata in vigore della legge Del Rio piani regionali». Per il relatore di minoranza, il vicepresidente della commissione Piero Celani (FI) «non si può assolutamente far pagare il prezzo di questa ordinanza ai cacciatori, per una manchevolezza della Regione che non riesce a tirare fuori il piano faunistico regionale. Le cose vanno programmate. La raccomandazione è che questo piano faunistico venga sviluppato il prima possibile, prendendo spunto dai cinque piani provinciali vigenti. Serve una rivisitazione generale delle norme della caccia, servono risposte concrete per salvaguardare i territori, gli agricoltori, la fauna selvatica e tutto in sistema di gestione del sistema regionale». Particolarmente acceso Sandro Bisonni (gruppo misto) che si è visto bocciare vari emendamenti per aumentare le distanze delle zone di caccia da abitazioni e aziende.
 
«Ci sono stati episodi in cui pallini da caccia hanno raggiunto le abitazioni o le attività ricettive e i proprietari sono preoccupati per la loro incolumità – ha detto Bisonni - Nelle Marche dall’inizio dell’anno ci sono stati 5 incidenti di caccia. Dobbiamo capire se vogliamo incentivare l’attività venatoria o proteggere le persone. La legge regionale può essere più restrittiva della legge nazionale: se ci saranno altri incidenti voi oggi vi prendete questa responsabilità». L’aula approva con i voti anche di Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia. Contrari Bisonni e i consiglieri 5 Stelle. «Gli agricoltori sono i primi a chiedere il ripristino della caccia – ha commentato il governatore Luca Ceriscioli - Sono rimasto sorpreso quando da agricoltori terremotati mi sono sentito rispondere che la priorità, nonostante la casa o l’azienda danneggiata, era il contenimento dalla fauna selvatica. Questo atto è molto importante perché va a rimettere in moto la stagione venatoria. Per il futuro c’è la volontà precisa di andare a risolvere tutti quei nodi legati alla fauna selvatica. Si è dimostrato convergenza tra agricoltura e caccia perché da parte dei cacciatori c’è un’opera di contenimento di quelle specie che vanno a danneggiare l’agricoltura». Plaude Coldiretti. «Abbiamo bisogno - commenta la presidente regionale, Maria Letizia Gardoni - di scelte politiche che possano aiutare i territori, rurali e urbani, a superare anni di noncuranza che hanno portato a dover affrontare i danni e i disagi recati da una popolazione di fauna selvatica eccessivamente numerosa. Serve un nuovo modello di gestione che nasca dalla piena consapevolezza dello stato di emergenza in cui versano le nostre aree, soprattutto interne e già sensibili per gli effetti disastrosi del sisma, e che si concretizzi in strumenti chiari ed efficaci. La decisione di riaprire l'attività venatoria nei siti Natura 2000 è sicuramente incisiva e dà risposta alla nostra richiesta formulata non appena è stata ricevuta la notizia della sentenza. Interrompere la caccia al cinghiale, in un momento critico come questo, sarebbe stato un gesto irresponsabile e altamente compromettente».

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