Biogas a Castelbellino: i dubbi del comitato della Vallesina

Sulla centrale a Biogas che dovrebbe sorgere nel territorio di Castelbellino, vicino a Jesi, il “Comitato tutela della salute e dell’ambiente e della Vallesina” vuole conoscere la posizione del comune

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di AnconaToday

Sulla centrale a Biogas che dovrebbe sorgere nel territorio di Castelbellino, vicino a Jesi, continua ad interrogarsi il “Comitato tutela della salute e dell’ambiente e della Vallesina”.
I promotori dell’associazione della società civile ragionano “ad alta voce”: “Paragonare una centrale a biogas da 999kW ad un pullman a metano; soffermarsi a discutere degli inquinanti emessi a Kg/anno evitando di trattare, esaminare ed analizzare con puntualità ed esattezza le pericolosissime sostanze diffuse a tonnellate/anno; continuare a parlare di energia “pulita” oppure di centrale ad emissioni praticamente azzerate, innocua; esternazioni come il ripetuto “non inquina, non inquina, non inquina”; eccetera: Tutto ciò, in buona sostanza, equivale a difendere a tutti i costi la bontà di un impianto.

Perché allora – prosegue – il Comune ha fatto questo negli ultimi mesi e durante le sue due assemblee pubbliche inerenti l’impianto a biogas, il 9 dicembre ed il 25 gennaio? E perché allora, dicono di averle provate tutte per fermare quell’ impianto e che “purtroppo” il Comune non può far più niente?

Caro Sindaco, ritiene che quell’ impianto vada difeso, oppure che è inaccettabile sul nostro territorio e per questo il Comune ha fatto di tutto per non insediarlo?”

Il comunicato prosegue con una serie di richieste:

1) Dopo le prime decine di lettere di invito/diffida raccolte in poche ore, invitammo il sindaco […] a richiedere al Responsabile del Procedimento della Regione un parere scritto di ammissibilità e di legittimità dell’ istanza. Oggi i cittadini pretendono che il Consiglio Comunale esiga questo parere, a tutela dell’Ente e dei diritti di tutti i cittadini.
2) Occorre una delibera di contrarietà del Consiglio Comunale, motivata ed articolata, ed una di recepimento del principio europeo di precauzione.
3) Occorre che venga data la responsabilità ad una figura interna al Comune per una verifica di tutto l’iter fin qui svolto in Comune, per accertarsi della regolarità di quel cantiere già avviato, viste le osservazioni riportate.
4) Occorre inoltre che il Comune esprima chiaramente in Conferenza dei Servizi in Regione il proprio dissenso motivato, come previsto dalle normative vigenti.

Se davvero il sindaco e l'amministrazione sono contrari a questa centrale – è la conclusione –  lo dimostrino concretamente. […] Intanto chiediamo al Comune di avviare immediatamente e prima di qualsiasi ulteriore sviluppo del procedimento regionale, un confronto pubblico/forum civico aperto a tutte le parti.
 

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