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Uscita Ovest, FdI-AN: «Disastroso fallimento della sinistra anconetana»

«La vicenda della mancata realizzazione dell'uscita autostradale dal porto di Ancona ha dell'incredibile», ha esordito Carlo Ciccioli, portavoce regionale Fratelli d'Italia-AN

«La vicenda della mancata realizzazione dell’uscita autostradale dal porto di Ancona ha dell’incredibile», ha esordito Carlo Ciccioli, portavoce regionale Fratelli d’Italia-AN. «Comincia a metà degli anni 70 con uno studio della Camera di Commercio di Ancona, all’ora guidata da Franco Ferranti, che era anche Presidente della Cassa di Risparmio, che approfondendo i flussi di traffico portuali stabiliva che il 65% degli autoveicoli e delle merci andavano a nord e il 35% ad ovest e a sud. Per cui la soluzione naturale era l’uscita Nord con il riempimento di una fascia di mare tra la Stazione ferroviaria e Torrette. Insurrezione della sinistra e degli ambientalisti: “l’uscita nord è democristiana e di destra, la sinistra guarda a sud e costruirà un Asse a sud fino al casello autostradale, che dal porto attraverserà tutta via Marchetti, correrà in sopraelevata attraversando Piano San Lazzaro e da lì andrà verso la Baraccola. Soluzione fotocopia di quella realizzata in sopraelevata al quartiere Tiburtino di Roma e che oggi è già in parte chiusa al traffico per disastro ecologico. Ma l’uscita sud si fermò dietro gli Archi e grazie a Dio non fu mai portata avanti. Allora, sempre gli scienziati di sinistra, per non fare marcia indietro, decisero di andare ad ovest, anzi a nord ovest, alla faccia di tutte le politiche di risparmio del territorio. La conclusione è di questi giorni: sempre un uomo di sinistra, il ministro Delrio, afferma che “costa troppo, è irrealizzabile, bisogna andare a nord”. Dopo 40 anni!  Ancona è una città piena di politici imbecilli, “i Signori del NO”, la cui linea guida è non fare e il non lasciar fare nulla agli altri».  

«I più “sempliciotti” abruzzesi – ha dichiarato Fabrizio Del Gobbo, dirigente nazionale di Fratelli d’Italia-AN - nel frattempo di autostrade ne hanno realizzate due: la Pescara-Sulmona e la Giulianova-Teramo-L’Aquila-Roma anch’esse come dicono gli arguti critici ora dell’uscita dal porto, “poco trafficate”. Da noi l’ente Provincia di Ancona, negli anni 90, guidato dal centrosinistra, avocò a sé, facendolo revocare all’Anas, ente competente, il raddoppio della variante della Statale Adriatica 16 da Ancona Nord ad Ancona Sud. In 20 anni non ce l’hanno fatta neppure a presentare il progetto esecutivo e qualche anno fa, con “moto meschino a seppia”, rinunciarono all’affidamento per “impossibilità” a definirlo. Male fece purtroppo il Senatore Mario Baldassarri, all’epoca vice Ministro dell’economia e finanze, che aveva inserito l’opera nei finanziamenti del Cipe, ad accettare lo stralcio dell’opera dalla società Quadrilatero, che ha realizzato la Val di Chienti e sta completando la Vallesina, dell’uscita dal porto di Ancona, perché così fu all’ora richiesto da comune di Ancona e dalla Regione Marche, per “competenza territoriale”. Con il risultato che oggi è sotto gli occhi di tutti, cioè la non realizzazione delle opere a distanza di oltre 13 anni».

«Non è vero che i movimenti logistici dal porto sono in calo, le merci e gli autocarri sono in aumento, sono in calo i passeggeri per l’impoverimento delle famiglie dell’area Euro», ha affermato Angelo Eliantonio, portavoce comunale di Fratelli d’Italia-AN. «Il porto di Ancona per decisione europea già da tempo approvata è il terminale del Corridoio Adriatico, ha continuato Carlo Ciccioli, spostandolo da Ravenna a qui, e la creazione della Macroregione adriatica, con 300 milioni iniziali di finanziamenti specifici per l’area, consente di valorizzare il porto di Ancona come cerniera centrale transfrontaliera». 

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