Mozione Gratteri, resa dei conti nella maggioranza spaccata: «Ora risposte chiare»

Il capogruppo Pd Michele Fanesi conferma le dimissioni, ma aspetta la riunione con il sindaco e le forze di governo: «Per restare compatti serve trasparenza»

Michele Fanesi, dimissonario capogruppo del Pd in Consiglio comunale

Oggi la riunione dei capigruppo, domani quella della maggioranza. Siamo alla resa dei conti: la sindaca Valeria Mancinelli dovrà confrontarsi con le forze di governo per raccogliere i cocci e sanare la frattura che si è creata, in seno al Pd e non solo, dopo che alcune schegge impazzite, nel Consiglio comunale di martedì, hanno votato a favore di una mozione presentata da Angelo Eliantonio (Fratelli d’Italia) sul conferimento della cittadinanza ordinaria al magistrato Nicola Gratteri per il suo impegno contro la mafia.

Un terremoto che ha portato alle dimissioni del capogruppo del Pd, Michele Fanesi, non ancora rientrate nonostante gli inviti dei compagni di partito a ripensarci: determinante sarà, appunto, il confronto in maggioranza di domani sera. Secondo Fanesi, 8 mesi fa si decise di concordare «una linea comune sul tema delle cittadinanze onorarie, senza dover scendere nelle valutazioni politiche caso per caso: in tutto questo tempo nessuno ha manifestato contrarierà alla decisione di votare no a questa mozione, dunque chi l’ha fatto avrebbe potuto alzare prima la mano». Un chiarimento c’è già stato con i tre consiglieri del Pd che non hanno seguito l’indirizzo dettato (Barca e Morbidoni hanno votato a favore della mozione dell’opposizione, Pelosi si è astenuto): «Ci sono stati problemi di coordinamento per via della connessione da remoto e alla chat di gruppo: si sono sbagliati a votare» spiega Fanesi.

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Meno comprensibile - e su questo servirà un confronto chiaro - l’atteggiamento degli altri consiglieri della coalizione di maggioranza: Amicucci e Fagioli (Azione), Mandarano (Iv) e Urbisaglia (Verdi) hanno votato sì alla mozione Gratteri come tutti i consiglieri di minoranza, mentre Ippoliti (60100) si è astenuto. «Personalmente ho votato il merito della proposta, senza alcun doppio fine - spiega Massimo Mandarano -: si trattava di una mozione di coscienza, non politica. Dunque, non c’è nessun caso, ma non entro nel merito delle questioni interne al Pd». Ma la spaccatura è evidente, dal momento che Fanesi è arrivato a dimettersi. «Dovremo confrontarci in modo trasparente - dice il capogruppo del Pd -. L’obiettivo di tutti è andare avanti compatti, tuttavia servono risposte chiare: fino a quel momento non tornerò sui miei passi». 

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