Potere al Popolo chiama l’assemblea: «Dopo l’alluvione nessuna messa in sicurezza»

Potere al popolo punta il dito sulla manutenzione del fiume e chiama un'assemblea pubblica

Foto di repertorio

A 5 anni dall'alluvione del 3 maggio 2014, che ha provocato 3 morti e circa 180 milioni di euro di danni materiali, dopo il rinvio a giudizio di 8 indagati tra cui il Sindaco di Senigallia e dirigenti di Provincia e Regione, la situazione della messa in sicurezza del fiume Misa resta un miraggio. Lo sostiene Potere al Popolo con una nota stampa.

«L'avvio da oltre 2 anni del progetto "partecipativo" del Contratto di fiume, non ha portato a cambiamenti di rotta su politiche del territorio che comprendano la messa in sicurezza del Fiume Misa. Doveva essere un progetto partecipativo che comprendesse tutte le parti sociali che erano interessate, con analisi e percorsi operativi, ma di fatto gli interventi eseguiti sul fiume non hanno preso minimamente in considerazione le proposte avanzate nel Contratto stesso. Interventi del Consorzio di bonifica per oltre 4 milioni di euro per rafforzare gli argini a macchia di leopardo (4 km su 20 km ca complessivamente), effettuati con scelte di priorità non comprensibili, e con effetto di tampone improvvisato su fenomeni di erosione anche recenti, dimostrano la visione degli interventi effettuati – prosegue la nota- manutenzione ordinaria del fiume pressoché inesistente, "canalizzazione" del fiume che diminuisce i tempi di corrivazione delle acque aumentando i rischi di allagamento dei centri abitati, devastazione delle aree con specie arboree protette (le poche rimaste).  Riguardo alla "panacea di tutti i mali" , l'esecuzione del trentennale progetto delle vasche di espansione di Brugnetto, a tutte le osservazione di comitati e cittadini sulle criticità e pericolosità dell'opera, nessuna risposta. Noi siamo incaricati a decidere, sia come politici che come tecnici funzionari, e noi decidiamo sulle cose da fare»

«Siamo certi che queste modalità di affrontare la gestione del territorio continuino la pratica sbagliata, quando non pericolosa, di segno opposto alla salvaguardia dei beni comuni: sguardo rivolto in grande misura ad interessi privati di chi attinge ai fondi pubblici piuttosto che alla salvaguardia reale dei cittadini e dell'ambiente. Contro queste pratiche di malagestione del territorio vediamo formarsi negli ultimi anni una coscienza dell'opinione pubblica che si oppone, con la costituzione di comitati e iniziative di cittadini, che non possono che darci speranza per una prospettiva di gestione della cosa pubblica democratica e partecipata. Proprio per confrontarci con queste esperienze di "controllo popolare" e dal basso, chiameremo per giovedì 12 dicembre un'assemblea pubblica aperta a tutti i cittadini e i comitati attivi nella difesa del nostro territorio». 

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