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Riforma delle aliquote Irpef, Cesetti contro Castelli: «È un Robin Hood al contrario»

A dirlo è il consigliere regionale del Partito Democratico ed ex assessore regionale al Bilancio Fabrizio Cesetti

ANCONA – «Dati alla mano, con la proposta di legge sull’adeguamento dell’addizionale regionale Irpef alla nuova normativa nazionale che andrà in discussione in consiglio martedì prossimo, la giunta regionale ha ridotto di un punto la tassazione solo per i redditi più alti, quelli oltre i 75 mila euro, mentre ha lasciato inalterate le aliquote per le fasce fino a 50 mila euro, in cui rientrano la gran parte dei contribuenti e che comprendono anche le categorie con reddito più basso». A dirlo è il consigliere regionale del Partito Democratico ed ex assessore regionale al Bilancio Fabrizio Cesetti.

«Chi pagherà di più, invece, grazie all’aumento di due punti di tassazione, saranno le fasce di redditi tra i 50 e i 55 mila euro. Francamente appare del tutto infondato il trionfalismo con cui l’assessore al Bilancio Guido Castelli, novello Robin Hood al contrario, ha annunciato la riduzione della pressione fiscale nella nostra regione. Tra l’altro, le decisioni assunte dalla giunta regionale sono in assoluta controtendenza, sia rispetto alle disposizioni del governo Draghi, sia rispetto alle scelte operate da altre regioni, comprese alcune amministrate dal centrodestra come l’Umbria».

«È pur vero – continua Cesetti - che nelle Marche, grazie alla precedente Amministrazione, l’addizionale Irpef pro capite è ben al di sotto della media nazionale - 320 euro contro 410 - ma, alla luce delle ricadute negative sui bilanci di famiglie e imprese causati dalla pandemia da Covid-19, dalla crisi energetica e ora anche dalla guerra scoppiata in Ucraina, sarebbe stato necessario, contrariamente a quanto sta facendo il centrodestra marchigiano, proseguire in quella che è stata una virtuosa, giusta e possibile azione di progressiva riduzione della pressione fiscale, a partire dai redditi più bassi, lasciando invariati quelli più alti, cosicché da evitare squilibri di bilancio».

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