Manifesti contestati ed è scontro: atei da una parte, leghisti e ultracat dall'altra

Testa o Croce?" come slogan e l'immagine divisa di uno stetoscopio e un crocifisso dell'Uaar innesca le ire di Lega e Popolo della Famiglia

Il manifesto contestato

I manifesti degli atei da una parte, le ire di leghisti e ultracattolici dell'altra. È bastato un manifesto per invitare i cittadini a chiedere preventivamente a un medico qual è il suo orientamento rispetto all'obiezione di coscienza per scatenare un dibattito politico tra pro e anti aborto. Due immagini. Sulla sinistra uno stetoscopio, dall'altra un crocifisso su abito talare. Un slogan eloquente: “Testa o Croce? Non affidarti al caso”. I primi a farsi sentire sono stati i leghisti di Ancona alla vista dei manifesti affissi in giro per reclamizzare un convegno dell'Uaar (Unione atei agnostici razionalisti). Poi è toccato al Popolo della Famiglia. «La campagna dell'Uaar contro i medici obiettori mi lascia molto perplesso - ha dichiarato Fabio Sebastianelli, presidente regionale - Il Popolo della Famiglia delle Marche considera davvero inopportuno  l'utilizzo della foto di una persona in abito da prete a rappresentare i medici obiettori, come se  i medici cattolici siano meno preparati o abbiano meno attenzioni per i loro pazienti. Con tutto il rispetto per chi sceglie di essere ateo, ho quasi l'impressione che il crocifisso lo abbiano in testa, cioè che per loro sia un'ossessione». Difende la campagna, da Carroccio e ultracat, Paul Manoni, coordinatore dell'Uaar di Ancona. «La campagna - dice - è stata pensata per sensibilizzare i cittadini a chiedere preventivamente l'indirizzo del medico a cui si rivolgono». 

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Insomma, che il camice bianco davanta a voi sia obiettore o meno è «un'informazione di interesse – prosegue Manoni - Per altro non riguarda solo l'aborto ma anche contro le forme di accanimento terapeutico. Sul punto c'è una legge ma mancano ancora le linee guida per attivare i registri dove raccogliere testamenti biologici». L'Uaar si è fatto sentire anche attraverso una nota sul proprio sito. «L'immagine utilizzata nella campagna non offende nessuno. Attira l'attenzione e fotografa pienamente la realtà dei fatti. Che nel nostro paese ci siano medici che preferiscono anteporre le loro personali convinzioni morali e religiose alla salute dei cittadini e al corretto svolgimento del servizio sanitario pubblico, non è una novità. Questo sabotaggio, perdura ormai da 40 anni e la situazione è divenuta drammatica ovunque, nonostante gli eccellenti traguardi raggiunti grazie alla legge 194/78. Nessuno contesta o impedisce la libertà di coscienza o le convinzioni personali dei medici». L'Uaar contesta anche il Ministero della Salute che non ha ancora presentato al Parlamento i dati 2017 sull'applicazione della legge 194. «Il Ministero della Salute e le regioni a trazione clericale italiane che non forniscono i dati nei tempi previsti, agiscono nell'illegalità e nella totale mancanza di rispetto nei confronti dei cittadini. Si sappia». 

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