Sabato, 25 Settembre 2021
Politica

Marche, l’aborto è un caso: barricate a sinistra, la maggioranza: «Solo strumentalizzazione»

Botte e risposte sul caso dell'aborto farmacologico nelle Marche, ormai finito anche sotto i riflettori della politica nazionale

Il respingimento da parte del consiglio regionale della mozione con cui il Pd Marche chiedeva l'introduzione della pillola abortiva RU-486 nei consultori ha generato un caso di cui si sta dibattendo anche a livello nazionale. In città sono spuntati ache dei manifesti anti-aborto. Le reazioni trasversali della politica. 

Il Partito Democratico

«Sappiamo riconoscere la falsa coscienza con cui la giunta regionale e la maggioranza che la sostiene hanno tentato di collegare i temi legati all’interruzione volontaria della gravida e i processi di denatalità che colpiscono anche la nostra regione. E sappiamo ancora meglio che quest’ultimo tema, completamente estraneo al diritto e alla tutela della salute delle donne, riguarda invece le politiche sociali ed economiche che le istituzioni devono mettere in campo». Parole del gruppo assembleare Pd Marche, affidate a una nota stampa. «Per questo siamo pronti a lanciare quattro nuove iniziative che porteremo in discussione al consiglio regionale riguardanti i capisaldi delle pari opportunità: l’ampliamento della disponibilità di accesso agli asili nidi e la riduzione delle rette; l’incremento dell’assegno unico familiare universale introdotto dal governo tramite la Legge di Bilancio 2021; la ridefinizione delle normative riguardanti gli incentivi all’occupazione femminile, la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, con una maggiore flessibilità al lavoro delle donne neo mamme e la parità salariale; l’incremento del congedo parentale per i neo papà ai fini di una maggiore parità nella distribuzione dei carichi di lavoro familiare».

Un cartello anti aborto 

«Da alcuni giorni in città è presente un cartello in cui viene negato il diritto all'aborto come diritto di scelta delle donne sui loro corpi. I cattofondamentalisti legati all'estrema destra provita tornano all'attacco, e a seguito delle ultime dichiarazioni della giunta regionale in tema di aborto lo scenario futuro che si prospetta nella nostra regione appare sempre più inquietante». Così la nota del collettivo Nate Intere Ancona. «Dalla regione nei giorni scorsi è emersa una posizione chiara, quella di opporsi al diritto all'aborto in tutte le modalità possibili. La lotta per l'aborto viene definita retroguardia, e viene affermata palesemente l'intenzione di coinvolgere le associazioni private per il “diritto” alla vita all'interno dei consultori. Le suddette associazioni sono le stesse che da tempo vanno affissando nelle varie città italiane campagne diffamatorie e terroristiche, che fanno della disinformazione medico-scientifica il loro cavallo di battaglia. Dovremmo forse ricordare a queste associazioni terroristiche e alla giunta regionale che l'aborto è un diritto riconosciuto dalla legge 194 e affermatosi in Italia a seguito di un referendum popolare per porre fine alle tragiche conseguenze degli aborti clandestini. Oggi questo diritto che andrebbe salvaguardato e ampliato, vista la forte presenza dell'obiezione di coscienza, viene sempre più messo in discussione. Ci vengono a parlare di “ denatalità” di “ sostituzione etnica” , come se fossimo mere incubatrici devote alla procreazione dei “figli della patria” . Parole che non ci stupiscono più perché figlie di un pensiero patriarcale e fascista sempre più presente nel nostro paese e nella nostra regione. Nel corso dell'estate il Ministero della Salute emanò le nuove linee guida in tema di aborto farmacologico che prevedevano, seguendo le evidenze scientifiche, la somministrazione in day hospital fino alla nona settimana di gravidanza. In questi giorni queste linee sono state rifiutate dalla Regione Marche sotto le risate compiaciute delle Associazioni Provita. Così come in passato, così come in Argentina , in Polonia e nel resto del mondo siamo pronte a lottare. Non abbiamo nessuna intenzione di tornare indietro, non abbiamo nessuna intenzione di abbassare la guardia. Se la regione arretra le donne avanzano. Questa è guerra».

I sindacati

«In un momento tanto difficile, nel quale tutti sono chiamati a garantire il necessario senso di responsabilità, giudichiamo gravissime, fuori luogo e preoccupanti le affermazioni che in questi giorni sono state pronunciate da rappresentanti istituzionali- scrivono i sindacati Cgil, Cisl Uil Marche -nel pieno di una pandemia, di una crisi sanitaria, economica e sociale è necessario poter contare su punti di riferimento sicuri, su testimonianze positive, su parole di sostegno ad un progetto comune nel quale la cultura della partecipazione e la diversità rappresentino una ricchezza e una risorsa e non un nemico da combattere. Sono a dir poco sconcertanti le dichiarazioni del capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio Regionale, Carlo Ciccioli, che dopo ciò che ha affermato in sede istituzionale in merito all’aborto, ha ritenuto opportuno rincarare la dose sostenendo la tesi primatista del rischio di sostituzione etnica, accostando il tema della denatalità alla necessità di revisione della Legge 194. Parole deliranti da stigmatizzare con forza che rievocano tragiche memorie del passato, pronunciate proprio nel Giorno della Memoria. Peraltro il Consigliere Ciccioli farebbe bene a guardare i numeri, visto che il calo demografico colpisce, nelle Marche come nel resto del Paese, più i cittadini stranieri che quelli italiani. Forse bisognerebbe chiedersi quali sono davvero le cause di un fenomeno cosi complesso come la denatalità. Le gravi affermazioni di Ciccioli arrivano dopo l’ennesima uscita, maldestra nei contenuti e nel linguaggio, del Direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale, Marco Ugo Filisetti che, sempre in merito alla Giorno della Memoria, non ha perso l’occasione per operare una revisione storica dei fatti. Nel ricordare il tragico sterminio del popolo ebraico, ha rimarcato anche la presenza nei campi di prigionia di militari italiani catturati dopo l’8 settembre del 1943, dimenticando invece che la drammatica operazione di internamento nei lager fu sistematicamente operata anche sugli oppositori politici al regime, sulle minoranze etniche e religiose, sugli omosessuali ed i disabili. Oltre a ciò, Filisetti denigra l’attualità definendo l’oggi come “il trionfo della trippa”…Uno scadimento di contenuti e di linguaggio di cui la collettività farebbe volentieri a meno e dai quali le Segreterie di Cgil, Cisl, Uil Marche ritengono di dover pubblicamente prendere le distanze».

Movimento 5 stelle

«Ciò che sta accadendo nelle Marche è di una gravità sconcertante. Sono bastati pochi mesi alla maggioranza guidata dal Pres. Acquaroli per gettare la nostra regione in un medievalismo dei diritti molto preoccupante». Lo affermano i parlamentari marchigiani e le Consigliere regionali del M5S. «La discussione intorno alla mozione sull'utilizzo della Pillola abortiva RU486 nei consultori è stata viziata da preconcetti su tutta la questione dell'aborto. Addirittura - continuano i pentastellati - ne è uscito svilito il ruolo e la funzione fondamentale dei consultori che non sono il posto “in cui si va a fare la richiesta di aborto” ma il luogo in cui rispondere ai bisogni delle famiglie, delle donne, dei minori. Gli operatori dei consultori non esprimono giudizi morali, ma aiutano le famiglie in un momento di bisogno. I consultori sono stati dimenticati dalla politica regionale degli ultimi anni, mancano assistenti sociali, psicologi, neuropsichiatri infantili ovunque. Questo non può essere però il pretesto per la negazione di un diritto. L'UDC, Forza Italia, Fratelli d'Italia e la Lega gettano fumo negli occhi dei marchigiani adducendo motivazioni sconclusionate per suffragare il loro voto contrario alla mozione. Addirittura Il Consigliere Carlo Ciccioli, Capogruppo Fdi, è arrivato ad affermare che la battaglia contro l'aborto debba essere portata avanti per contrastare il problema della denatalità. Praticamente queste persone, come soluzione al problema nascite, azzerano decenni di conquiste e diritti civili delle donne. La bocciatura della mozione è solo l'ultimo step di un percorso che è stato sempre a senso unico: gli assessori Saltamartini e Latini ci ricordano quasi ogni giorno la loro contrarietà all'aborto. Una posizione del tutto personale che non può e non deve essere imposta a tutte le donne marchigiane. Lotteremo ogni giorno per loro e non lasceremo vincere la partita a chi manifesta apertamente una mentalità conservatrice ancorata ad una visione padronale della società italiana e della famiglia; una realtà dove la donna non ha né il diritto né la libertà di prendere decisioni che riguardano implicazioni sul proprio corpo e sul proprio futuro» hanno concluso gli esponenti M5S.

La maggioranza regionale

«Questa maggioranza non ha emesso né modificato alcun atto rispetto all’applicazione della legge 194 nella nostra regione». In una nota congiunta i partiti di maggioranza della Regione Marche specificano la posizione sulla questione dell’aborto farmacologico, che sta facendo discutere il territorio marchigiano e non solo. «L’unico atto che è stato discusso è stata la mozione del Partito Democratico che, dopo aver governato per 25 anni, oggi chiede addirittura, tra i primi atti di questa legislatura, di attivare azioni e politiche capaci di garantire nelle Marche i diritti sanciti dalla 194 e di monitorare se e in quale misura tali diritti siano effettivi nella nostra Regione- prosegue la nota- nella mozione, il Partito Democratico chiede che siano applicate le recenti linee guida del Ministero della Salute, le quali però, come stabilito anche dal TAR della Puglia, sono in conflitto con la stessa Legge 194. Si ricorda che anche la Corte di Cassazione nel 2017 ha deciso che ogni interpretazione della legge operata dalla Pubblica Amministrazione non costituisce fonte di diritto, con la conseguenza dunque di non essere vincolante, e il Consiglio di Stato, già nel 2007, aveva stabilito che “Le circolari ministeriali non si devono ritenere applicabili laddove le stesse non risultino conformi a legge”. Dunque, per applicare le linee guida del Ministero della Salute, non si può prescindere formalmente da una modifica legislativa della stessa Legge 194». «Chiaramente questa mozione del Partito Democratico è strumentale. La Legge 194 è una legge nazionale e pertanto la Regione non può modificarla, non deve interpretarla, deve solo rispettarla ed è questa l’intenzione di questa maggioranza: la corretta e piena applicazione della Legge 194- prosegue la nota- Piuttosto, il Partito Democratico che è anche forza di governo nazionale, invece che presentare mozioni in consiglio regionale, se ritiene può impegnarsi a far modificare direttamente la Legge 194 in sede parlamentare, attraverso i propri rappresentanti, per sanare queste discrepanze che oggi denunciano a noi.  5 – Restano fuori dal dibattito le varie opinioni personali, anche su questioni diverse dall’applicazione della 194. Come resta irricevibile l’ultima richiesta del Partito Democratico espressa nella stessa mozione: la proposta di attivare procedure per ridurre la percentuale di personale obiettore nelle strutture sanitarie marchigiane. Questa sì che è davvero una proposta antidemocratica e indecente, che vuole costringere coscienze diverse a conformarsi alla volontà di una parte su argomenti così importanti e delicati».  La nota è firmata da Renzo Marinelli (Capogruppo Lega Marche), Carlo Ciccioli (Capogruppo Fratelli d’Italia), Jessica Marcozzi (Capogruppo Forza Italia), Giacomo Rossi (Capogruppo Civitas Civici) e Dino Latini (Capogruppo UDC Popolari Marche).

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