Legge 194, a Jesi diventa un caso politico

Jesi in Comune presenta un odg contro il discusso voto del Comune di Verona ma il presidente del consiglio lo rigetta: «Ciò che fanno a Verona non è di interesse pubblico»

Foto di repertorio

La legge 194 e il recente voto di Verona diventano un caso politico a Jesi dopo la decisione del presidente del consiglio comunale Daniele Massaccesi di non iscrivere all'ordine del giorno un documento che la lista di sinistra Jesi in Comune aveva intenzione di portare alla discussione del parlamentino civico jesino. «Ho inviato il testo al protocollo – spiega Agnese Santarelli, consigliere comunale di Jesi in Comune – ma mi è stato risposto che la mozione non sarà iscritta al prossimo consiglio comunale perché secondo Massaccesi non possiamo esprimerci su atti democraticamente assunti da un altro Ente. Ovvio che non siamo contro il voto in sé, ma politicamente ne contestiamo il contenuto. Quello di Massaccesi è un modo per entrare nel merito. Lasciamo che il consiglio comunale di Jesi ne discuta: ognuno potrà dire la sua e poi sarà la maggioranza a bocciare o approvare l'atto». La Santarelli aveva preso spunto da un analogo documento presentato in consiglio comunale a Bologna, riadattandolo alla realtà jesina «che nel suo ospedale – aggiunge – può contare su non obiettori solo due volte al mese con un medico che viene prestato dall'ospedale di Senigallia». 

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Con la Santarelli si schiera anche Rifondazione Comunista. «Non scegliere – si legge in una nota - sta generando un consenso silenzioso in questa città. Si lascia passare il fatto che nel nostro ospedale l’obiezione all’applicazione della legge 194 è del 100%, che al consultorio i medici siano obiettori e che sulle pareti del consultorio pubblico venga dato spazio al consultorio cattolico». Di diverso avviso il presidente Massaccesi che ribadisce la sua decisione e annuncia la lettura integrale delle sue motivazioni all'inizio del consiglio comunale di giovedì 25 ottobre, durante le comunicazioni iniziali. «Semplicemente – dice – non ho iscritto quell'ordine del giorno perché, dopo le premesse, chiedeva una censura rispetto a ciò che è stato deciso a Verona. Ho risposto che se ci mettiamo a fare censure su ogni decisione presa dai consigli comunali d'Italia non si finsce più. Sono pronto a iscrivere un testo che parla di piena attuazione della 194 mentre il testo presentato non credo sia di interesse pubblico. Può non piacere ciò che è stato votato ma ci penseranno a Verona». 

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