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Stefano Tombolini

Stefano Tombolini

Commercio etnico, 60100: "Trattamento fiscale diverso per chi promuove la qualità"

Tombolini: "La mia idea prevedeva agevolazioni per i commercianti del brand Made in Marche e Made in Italy. Se non vengono messi dei paletti il rischio è che il centro diventi come il grande bazar alla stazione"

“Mi prendo quello che ha detto il sindaco Mancinelli e me lo tengo”. Commenta così il leader di Sessantacento Stefano Tombolini, a seguito di alcune sue considerazioni riguardo la possibilità di  limitare nel centro storico attività commerciali non italiane. Il polverone è stato sollevato dopo che il negozio Chatwin in Corso Stamira, ha recentemente lasciato il posto al negozio cinese "Shangai". “Volevo solo stimolare per far trovare beneficio al commercio del centro storico. Mi è stato invece risposto che la normativa non lo consente. Con la mia proposta volevo che il Comune pensasse al commercio in modo virtuoso- spiega Tombolini-. Non intendevo limitazioni ma facilitazioni per chi volesse aprire in centro, un trattamento fiscale diverso rispetto a chi avvia bazar di bassa qualità. La mia idea prevedeva prodotti qualità, parcheggi a favore del commercio e degli utenti e infine, agevolazioni per i commercianti del brand Made in Marche e Made in Italy”.

Quello che preoccupa il capogruppo di Sessantacento è la possibilità che il fulcro della città diventi un centro commerciale a bassissimo costo. “Se non vengono messi dei paletti il rischio è che il centro diventi come il grande bazar alla stazione. Nei negozi etnici non ci sono marchiature UE, non ci sono etichette che dimostrano la qualità del prodotto. Si tratta di un commercio non etico perché la stessa merce, comprata in un supermercato ad esempio, costa di più. Ormai la strada che ha intrapreso l'Amministrazione Comunale è quella di mantenere le stesse visioni della città di 20 anni fa” dice amareggiato. Con la sua proposta, Tombolini vorrebbe promuovere l'immagine della città e la qualità dei prodotti e ricorda che in passato, l'assessore alla Cultura Luccarini aveva ipotizzato un accorpamento tra brand della Regione e contenitori culturali. “Si potrebbero costituire dei posti dove convogliare le persone, ad esempio i crocieristi. In questo modo si potrà unire la vendita al marchio di qualità della Regione”.
Tombolini resta comunque aperto ad un confronto.

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