Recupero reti da pesca: ad Ancona il primo collection point nazionale

Il Mare Adriatico pioniere in tutto il Mediterraneo nel recupero e nella rigenerazione delle reti da pesca dismesse o giacenti in fondo al mare, le cosiddette reti fantasma. Dal loro riciclo nascono prodotti industriali come costumi e calze.

Recupero rete da pesca

Ad Ancona il primo collection point nazionale per la raccolta delle reti da pesca non più utilizzabili, coinvolgendo nella tutela dell'ambiente i pescherecci dello strascico. Il Mare Adriatico diventa pioniere in tutto il Mediterraneo nel recupero e nella rigenerazione delle reti da pesca dismesse o giacenti in fondo al mare, le cosiddette reti fantasma.

Promotori dell'iniziativa i progetti Defishgear e HealtySeas, iniziativa che ha avviato le prime esperienze del genere in Nord Europa grazie all'impegno del gruppo Aquafil, player mondiale attivo nella filiera produttiva del Nylon 6. DeFishGear è invece finanziato dal programma europeo Ipa Adriatico, per la cooperazione transfrontaliera in ambito Adriatico con 5 milioni di euro. L'obiettivo è di ridurre l'inquinamento da rifiuti marini nell'Adriatico coinvolgendo imprese di pesca, ricercatori, ONG, industria ed enti locali.

«Nel nostro centro sono previsti azioni su quattro porti italiani: Chioggia, Cattolica, Ancona e Molfetta. La scelta è ricaduta su Ancona in quanto è baricentrica nel bacino adriatico e ha una presenza di pescherecci importante e quindi una possibilità per gli operatori del settore di avere risultati evidenti in tempi brevi- spiega Paolo Pelusi, Consorzio Mediterraneo, partner italiano progetto DeFishGear-. Recuperare le reti perse in mare significa non solo liberare gli ostacoli per l'attività di pesca e subacquea ma soprattutto di non far danni agli organismi».

Sia le reti raccolte in mare sia quelle raccolte a terra in quanto non più utilizzate dai pescatori, vengono riciclate dall'azienda Acquafil che recupera il materiale di Nylon 6 per farne altri prodotti di tipo industriale come abbigliamento e tappeti. Insomma, una soluzione doppiamente virtuosa che consente lo smaltimento di questi rifiuti a costo zero  e un loro nuovo utilizzo sotto forma di filato rigenerato Econyl.

«Grazie alla tecnologia dell'Acquafil e dell'Econyl  possiamo recuperare questi rifiuti: reti da pesca ma anche tessuti, tappeti e capi di abbigliamento a fine vita e farli ritornare allo stato di materia prima- afferma Fabrizio Calenti, Aquafil spa, partner italiano Healty Seas Initiative-. Con questa materia prima possono essere prodotte infinite cose: tappeti, costumi da bagno, calze. Quindi non si usano più materie prime che nella maggior parte dei casi vengono dal petrolio e non si spostano rifiuti da un posto all'altro ma vengono riciclati, rigenerarli a nuova vita».

Il progetto consentirà inoltre, di avere una mappatura più attendibile della presenza delle reti sui fondali dell'Adriatico. Si stima che le reti dismesse abbandonate alla deriva negli oceani siano circa 640mila tonnellate e rappresentino un decimo di tutti i rifiuti presenti in mare. Il Consorzio Mediterraneo è la struttura tecnico scientifica di Lega Pesca incaricata della raccolta delle reti dismesse, sia a terra che nel mare e dei rifiuti del mare, tutto in stretta collaborazione con gli operatori della pesca e le amministrazioni locali.

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